La Fiorentina si aggiudica il “Visit Malta Tournament”, e sul web scoppia l’ironia: “Finalmente arriva il primo trofeo dell’era Della Valle”. Oppure… ”I Della Valle inaugurano la bacheca”. E ancora: “Fiorentina squadra più vincente del 2019”. Applausi. Permetteteci però di non partecipare a questo tiro al piccione. Ed anzi, risparmiamo i nostri lettori da frasi del tipo: “certe partite vanno prese con le molle”. Oppure… “una rondine non fa primavera” (anche perchè siamo in inverno). Il triangolare di Malta lascia davvero il tempo che trova (troppa la differenza tra le due realtà), però noi andiamo sul pratico, analizzando le cose positive e negative. E ce ne sono state…

La prima cosa che balza agli occhi è la forma fisica di Luis Muriel… bene, ma non benissimo. La solita pancetta, il lato B un pò rotondo, una mobilità relativa. Sopratutto se pensiamo al campionato ed ai difensori italiani, ma il tempo lavora per lui. Di contro tecnica individuale da vendere, un primo controllo invidiabile (il gol del 17′ contro l’Hibernians parla da solo), precisione e freddezza sotto porta. Alla quale non eravamo più abituati. Tutti fattori che hanno contribuito a realizzare una tripletta in 45′. Al contrario, nella seconda frazione contro il Gzira, Giovanni Simeone conferma (anzi, aggrava) le sensazioni negative delle prime 19 partite di campionato. 1) Sfortuna: come al 3′, quando un improvvido Borg anticipa il cholito e realizza un clamoroso autogol. 2) Imprecisione: come al 44′ ed al 45′ quando Giovanni fallisce due rigori in movimento. 3) Scoramento: durante tutto il tempo a disposizione. Senza soluzione di continuità. Certo, non deve essere facile entrare, anzi… subentrare, ad un nuovo acquisto (pari ruolo) che ha appena realizzato una tripletta. Dover dimostrare qualcosa, ed accorgersi che è una lotta impari. Perchè questo è il problema: Luis Muriel contro l’attuale Giovanni Simeone è come Davide contro Golia, è come mangiare e stare a vedere, è come giocare due sport diversi. Noi speriamo che Stefano Pioli sappia recuperare Simeone (è pur sempre un investimento da 18 milioni di euro), speriamo altresì che riesca a farli coesistere (anche se dalla Fiorentina ci fanno sapere che… o gioca uno, o gioca l’altro), speriamo infine che, qualsiasi scelta faccia Pioli, sia la migliore per la Fiorentina. Certo che, dopo il triangolare maltese, riesce difficile pensare ad una Fiorentina senza l’apporto, la fantasia, la tecnica, la capacità realizzativa… di Luis Muriel.

Altra conferma: la presenza del regista. In entrambi i tempi maltesi. Nel primo il danese Norgaard, nel secondo lo svizzero Edimilson. In più, quello che ci premeva più di ogni altra cosa: Jordan Veretout che torna a fare la mezzala. Senza se e senza ma. E poi, a noi Norgaard è piaciuto. Ripetiamo, senza strafare (il ragazzo non è Pizarro, non è Pirlo, non è neppure Liverani), ma sa giocare di prima, sa verticalizzare, sa velocizzare il gioco. In attesa di vederlo gestire… il gioco, ma questo attiene a prove più impegnative. Edimilson, invece,lo conosciamo: tecnica apprezzabile, buona fisicità, ma scarsa inventiva, scarsa capacità di verticalizzare. Edimilson è una mezzala, e per questo Corvino a gennaio deve portare un regista. Per ora godiamoci Norgaard, che vivaddio ha dimostrato (una volta di più) di poter stare in questa Fiorentina.

Chiusura su Marko Pjaca. Quando, durante la seconda frazione ha colpito il palo da due metri (si era al 20′ contro il Gzira), abbiamo rivisto Mario Gomez prendere lo stesso palo contro il Catania… alla prima di campionato. 2013-2018, sono passati 5 anni, ma la storia si ripete: Pjaca un flop come Gomez (peggio il tedesco perchè era di proprietà, il croato è in prestito), Pjaca che sbaglia un gol come Gomez, Marko Pjaca indolente, molle, disinteressato alla cosa viola… come e più di Mario Gomez. Non vogliamo affondare il coltello nella piaga (già parecchio sanguinante), ma anche in quel di Malta abbiamo avuto la conferma: Marko Pjaca (come Mario Gomez) è depresso, demotivato, deluso dalla Juventus che lo ha scaricato (come Mario Gomez lo era del Bayern di Monaco). E’ totalmente disconnesso dal progetto di Stefano Pioli. Caro Marko Pjaca, tu ed i tuoi stucchevoli doppi passi, ti auguriamo buona fortuna… lontano da Firenze. Il più lontano possibile. Proprio come fu per Mario Gomez…