20 Ottobre 2020 · 16:12
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Ribery della Fiorentina già a fine luglio, retroscena e indiscrezioni della lunga trattativa con il campione francese

Sui media l’interesse per Ribery risale al 10 agosto. Ma a quella data, molto era già stato fatto. Quella ufficiosa racconta di una prima volta a New York, il 14 giugno, giorno in cui Rocco Commisso ha conosciuto Vincenzo Montella, parlandoci per un’ora nella stanza schermata ai cellulari di un hotel a Times Square. Il tecnico si era presentato con due cartelle di appunti e i nomi di giocatori, o di tipo di giocatore in base al ruolo. Tra i nomi degli esterni, molti e soprattutto italiani, secondo persone presenti all’incontro, c’era quello del francese. Pradè ha raccontato che la pista si è aperta il 20 giugno, su imbeccata di Luca Toni.

Le date sarebbero un po’ diverse, ma passare da un “giocatore alla Ribery” all’originale è stato un attimo.

Servivano, però, molti soldi. Pradè ne parlò con Barone, che aveva chiamato subito Commisso, ricevendo il via libera. Mancava l’ultimo passaggio: trattare con gli agenti.

Due punti hanno giocato a favore: la collaborazione di Davide Lippi, e la vecchia amicizia tra Pradè e l’agente di Ribery, Alain Migliacciò, nata ai tempi di Ludovic Giuly alla Roma.

Da giugno Pradè ha cominciato a chiamare Ribery e a mandargli messaggi. Per due volte Barone ha telefonato al francese per raccontargli la bellezza di Firenze, la passione dei tifosi, il progetto concreto della Fiorentina, decisa a tornare in Europa, spiegandogli il segnale forte della conferma del talento della squadra, Federico Chiesa.

Ribery ha aperto subito, sostenuto dalla moglie, entusiasta. Circa tre settimane fa c’è stato l’incontro decisivo a Milano, negli uffici di Lippi. Erano presenti Migliacciò, Pradè e Barone. Quello che è successo dopo, mezze frasi, smentite, depistaggi, rientrava nella classica nebbiolina che si crea attorno ai veri colpi estivi. Fino al 10 agosto, giorno di chiusura del mercato inglese, c’era solola paura di un’offerta clamorosa dalla Premier. Il resto è stato gioco delle parti. Quando Toni ha chiesto su Instagram a Ribery se stesse pensando a giocare in Italia, tutti sapevano che l’accordo c’era già.

Quando Migliacciò ha aperto al Lokomotiv, altra nebbiolina. Martedì mattina alle 11 la partita è stata chiusa. L’annuncio era stato rinviato solo perché erano subentrati, la notte tra martedì e mercoledì, problemi fi scali legati alla Germania. Ma mentre sui social i tifosi erano già in depressione, a New York erano tranquilli.

Commisso aveva inviato un messaggio ad amici per dire: «Ribery ha confermato il volo. Risolveremo tutto, so quanto è importante per i tifosi». Tradotto: se c’è da pagare qualcosa in più, lo farò. Poi al risveglio, alle 5 di mattina di mercoledì, Commisso ha trovato sul cellulare il messaggio che aspettava da due mesi: Ribery è viola.

Corriere dello Sport

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