Oltre Chiesa chi? Domanda lecita, perché se la Fiorentina non riesce a prendere tre punti col Cagliari non è colpa del vento, che comunque complica un bel po’ la serata a tutti, col pallone che spesso vola dove gli pare come quando giocavamo col mitico supertele, palla low cost di suprema leggerezza.

Ma il ragazzo d’oro non può risolvere ogni situazione.  Ma basterà Chiesa per arrivare in fondo? Gioca benino Edimilson, il solito Pezzella, il testardissimo Veretout. Ma non c’è niente di semplice in questa sfida al Cagliari e alla tramontana. Le stelle in prestito latitano ancora. Pjaca giochicchia, Gerson scompare presto per gli ottimisti troppo presto per i realisti.

Poi c’è Simeone versione trasparente. Non è tutta colpa sua, ma le sue scorribande in orizzontale tolgono profondità al gioco, che alla fine si affida ai piedi di Chiesa, come la squadretta in parrocchia che la passa sempre a quello che ha fatto la scuola calcio e sembra Maradona.

E se il primo tempo è brutto, il secondo almeno spara un po’ di adrenalina nelle vene del Franchi, perché il Cagliari ha tutta l’intenzione di giocarsela, i nervi ballano e il lato sinistro della difesa della Fiorentina pure. Il cross di Joao Pedro è basso e cattivo: Pavoletti, entrato in campo da poco più di un soffio lo gira alle spalle di Lafont.

Una brutta botta. Non che il Cagliari demeriti. Il gioco di Maran è più spigliato di quello di Pioli. Non certo perché un pareggio al Franchi dopo quattro vittorie casalinghe sia un dramma. Ma la domanda vola come volano le cartacce nel vento.

Diciamo che la Fiorentina ha tanta volontà, ma ha solo Chiesa in grado di cambiare le carte in tavola. Gli altri, chi più chi meno, si danno un gran da fare, ma alla fine le azioni pericolose passano tutte dai piedi o dalla testa del ragazzo d’oro.

E’ lui a sfiorare in elevazione il gol, è lui a inventare una deviazione al volo che Cragno respinge con un mezzo miracolo. Ci sarà da lavorare molto insomma. Ci sono giocatori in grado di dare di più. I soliti, più o meno. Pjaca e Gerson su tutti. Se non altro per il loro valore tecnico e per quello che a suo tempo le loro società li hanno pagati. Talenti in stand by di cui la Fiorentina ha bisogno come il pane se vuole davvero sorprendere. Poi c’è Simeone, che corre nell’ombra. Pioli punta su Vlahovic. Ma serve pazienza. O un rinforzo a gennaio, forse.

Benedetto Ferrara, La Repubblica