La situazione che si sta delineando in questi giorni rischia seriamente di sfiorare il paradossale e per questa ragione richiede un’analisi meno superficiale e più attenta alle diverse sfumature del caso. La Fiorentina, nella figura di Pantaleo Corvino, ed il signor Alejandro Camano stanno cercando in tutti i modi possibili ed immaginabili di regalare Borja Valero all’Inter, poiché i 5/6 milioni di euro offerti dai nerazzurri – che la società gigliata sembra intenzionata ad accettare – equivalgono ad un pacco regalo inviato in direzione San Siro.

Tuttavia, sebbene la cessione di quello che dovrebbe essere il futuro capitano della Viola nonché idolo della tifoseria sarebbe già grave in quelli che – citando Machiavelli – potrebbero essere definiti “tempi quieti”, in questo clima da fuggi fuggi generale, con Kalinic che ha già detto di si al Milan, Bernardeschi che probabilmente si accaserà alla Juventus, Ilicic quasi della Samp, Badelj e Vecino in bilico e Gonzalo Rodriguez già andato da tempo, la situazione potrebbe farsi veramente esplosiva.

Privarsi di un giocatore dalle doti tecniche e carismatiche come il centrocampista spagnolo per una cifra che si fatica anche a definire irrisoria, vuoi perché a causa dell’età e dell’ingaggio (ormai ritenuto insostenibile dalla società) non sembra rientrare più nei piani della dirigenza, manderebbe in subbuglio un ambiente in cui, già da qualche tempo, gli animi sembrano tutt’altro che sereni. La cacciata di Borja Valero sarebbe vissuta dalla città come una gravissima offesa e come un irreparabile oltraggio nei confronti di una tifoseria che, già insofferente nei confronti della proprietà, si vedrebbe depredata di uno dei calciatori più amati ed apprezzati della recente storia viola.

Una vera e propria cattiveria che andrebbe a colpire nel cuore e nell’orgoglio le migliaia di tifosi che, con ammirevole fiducia, hanno quantomeno sperato che la costruzione delle fondamenta della nuova Fiorentina potesse partire proprio da chi, nelle ultime stagioni, ha dimostrato, forse più di tutti, un grande e sincero attaccamento alla maglia e che, inevitabilmente, potrebbe comportare un’accettazione non pacifica dell’impopolare decisione della società.

Uno scenario, quest’ultimo, che potrebbe riportare indietro negli anni e per la precisione al maggio 1990. Allora piazza Savonarola si trasformò in un vero e proprio campo di battaglia, teatro della guerriglia urbana esplosa in seguito alla decisone della famiglia Pontello di cedere Roberto Baggio agli acerrimi nemici della Juventus. Gli anni passano, come i giocatori ed i presidente, ed i tifosi cambiano, ma il fuoco cova sempre sotto la cenere ed a volte, giocando con il fuoco, il rischio di bruciarsi è un’ipotesi concreta…

Gianmarco Biagioni

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