E’ una vecchia regola del calcio: il risultato innanzitutto. Ma non solo… Il risultato (positivo o negativo, pari sono) cambia giudizi, opinioni, voti, articoli, servizi televisivi. Cambia l’opinione generale. E del resto… Quante pagelle sono state stravolte per un gol, magari segnato al 90′? Quanti pareri sono stati rovesciati, perchè il centravanti (fino ad allora inesistente) ha azzeccato la zampata decisiva? O, ancora peggio, il pallone gli è battuto addosso ed è finito in rete? Per poi leggere: “… non tocca palla per tutta la partita, però si fa trovare al posto giusto al momento giusto. Voto 7”. Ecco, ieri allo stadio Grande Torino è andata (più o meno) così. Fiorentina che parte bene, scema piano piano, fino a sparire nella ripresa. Poi Simeone trova lo spunto vincente, conclude senza servire lo smarcatissimo Chiesa, sbaglia l’ennesimo gol decisivo… ma il pallone finisce lo stesso a Chiesa che (dopo due-tre fortunatissimi rimpalli) depone in rete per il gol dell’1-0. Ed allora tutto cambia. La Fiorentina, da impaurita, disorganizzata, e fortunata, passa alla condizione di squadra cinica, concreta, volitiva e battagliera. Tutto questo per un gol frutto di un’iniziativa personale, di un rimpallo che avrebbe fatto la fortuna di un campione di flipper. Insomma, lo avrete capito: nel calcio hanno tutti ragione. Non a caso è lo sport popolare per eccellenza. Quindi, pur con le dovute distanze e proporzioni, limitiamoci a valutare il risultato e la vittoria della Fiorentina. Fuori casa, per 2-0, che da l’accesso ai quarti di Coppa Italia. E non è poco.

MANCANO DUE TASSELLI PER IL MOSAICO EUROPEO: Pioli continua col 4-3-3, e per ora gli va bene. Nonostante Milenkovic terzino improvvisato, che non spinge, resta schiacciato ed abbassa la squadra. Nonostante l’assenza di un regista di ruolo, con il mister di Parma costretto a riciclare Edimilson vertice basso. Sfumata la pista Obiang, restano le idee Diawara e Rog, con il Napoli famelico sull’opzione Chiesa. Non sappiamo come andrà a finire, di certo il 4-3-3 si costruisce con un terzino fluidificante (come si diceva un tempo) e con un regista che imposti il gioco. Non con un centrale trasformato terzino ed una mezzala prestata alla regia. Altrimenti non c’è collegamento tra i reparti, la squadra si allunga ed anche la difesa va in difficoltà. Non a caso i viola, in una partita tutto sommato tranquilla, hanno subìto 4 ammonizioni. Che in futuro peseranno. Quindi, si parla di Di Lorenzo dell’Empoli, di Traorè (sempre dell’Empoli), dei già citati Rog e Diawara. Non sta a noi scegliere, Norgaard meriterebbe qualche minuto in più, comunque qualcuno deve arrivare. Quanto prima. Pioli è bravo perchè ha vinto fuori casa (in gara secca) è non è mai facile. Bravo perchè ha rimesso Veretout mezzala. Bravo perchè ha schierato subito Muriel, dando un segnale a Simeone che (sembra) sia servito. Fortunato, per i motivi di cui sopra. Però, come dicevano i latini, “fortuna audaces iuvat”, e Pioli audace lo è fino ad un certo punto. Quindi, prima che la fortuna lo abbandoni, vediamo di aiutarlo. Ne va dell’Europa, ne va della storia viola.

CHIESA, MISTER CENTO MILIONI: c’era un tempo Jeppson, che il Napoli comprò per un milione di lire. Poi fu il turno di Beppe Savoldi, acquistato sempre dal Napoli per due miliardi. Sempre di lire. E furono due trasferimenti clamorosi. Senza arrivare a Maradona o Cristiano Ronaldo. Oggi tocca a Federico Chiesa, che con la doppietta di Torino porta la propria valutazione vicino ai 100 milioni. Qualcuno dirà: che esagerazione. Federico ha solo 21 anni (classe ‘97), deve migliorare, deve segnare più gol. Tutto vero. Però il Federico Chiesa visto ieri, che copre tutta la fascia, che corre fino al 90′, che in pieno recupero arriva davanti al portiere e lo beffa con un colpo di esterno, beh… Se non lo mandano in tripla cifra, poco ci manca. L’auspicio è che Federico faccia professione di umiltà ed aspetti ancora un anno. Che rimanga in viola fino al 2020, per essere protagonista con la nazionale agli europei. Comunque vada, oltre che un successo, lo ringraziamo e gli auguriamo le cose più belle. Se un tempo ci si vantava di avere Antognoni, oggi siamo orgogliosi di Federico Chiesa. E per il ragazzo, è già un grande traguardo.