“Gli attaccanti vincono le partite,  i difensori i campionati” diceva l’ex centrocampista della nazionale inglese John Gregory. Nel caso della Fiorentina, raramente possiamo parlare di campionato inteso come primo posto perché la storia, sfortunatamente,  ci ha abituati ad essere quelli che alla fine dei giochi sono i “bravi lo stesso”, ovvero i calciatori e i tifosi in gamba, pieni di passione, che saranno sempre destinati a rimanere nel limbo tra i vincitori e i vinti.

La prossima domenica, nella città che fu di Romeo e Giulietta, si giocherà Chievo Verona-Fiorentina, una partita apparentemente come le altre, senza tante tensioni  o rivalità particolari da registrare. Se guardiamo la formazione dei gialloblu con gli occhi del fiorentino romantico però, verranno messi  a fuoco tre nomi sopra a tutti, tre nomi che nel suo piccolo hanno regalato gioie e lacrime di commozione a chi ritiene e riteneva un vanto e un orgoglio paragonare una partita europea a una vittoria di un campionato.

Si perché Dario Dainelli, Alessandro Gamberini e Massimo Gobbi, 111 anni in tre nel 2017, rappresentano per la Fiorentina una fetta importante di storia, in parte oscurata dalla classe insormontabile di Mutu e dai riflessi felini di Sebastien Frey. Dainelli, arrivato sulle sponde dell’Arno nel 2004 all’età di 25 anni, da subito si caricò sulle spalle il peso di una maglia storica vestendo appena un anno dopo dal suo arrivo la fascia da Capitano. Qualche anno dopo, nonostante una condizione fisica non ottimale a causa dell’ennesimo infortunio subito in carriera, entrò a denti stretti nel secondo tempo per giocarsi una partita complicata contro il Lecce, che garantì il punto fondamentale per c’entrare la seconda storica qualificazione consecutiva in Champions League. Il suo compagno di reparto di oggi e di allora, Alessandro Gamberini, nel 2009 fece inorgoglire Firenze portando a casa due prestazioni fenomenali nel doppio impegno contro il Liverpool. A Firenze, dove si consacrò lo “Jo-Jo” con una doppietta, Gamberini fu eletto il migliore in campo riuscendo a non far mai toccare palla a una delle nascenti prime punte più forti del mondo, guadagnandosi, se pur per una breve e emozionante parentesi, la maglia della nazionale.  Dei tre nomi, quello che spicca di meno, è sicuramente quello di Massimo Gobbi. Arrivato a Firenze tra le prese in giro sul suo cognome che richiama una storica rivale, riesce a prendersi la titolarità a suon di buone prestazioni e duro lavoro. La consacrazione tra i tifosi, come nelle favole, la ottiene il 2 Marzo del 2008 quando segna il suo primo gol in Serie A contro la Juventus a Torino in uno dei pomeriggi più belli dei 91 anni della Fiorentina.

Questi tre uomini, insieme a una squadra indimenticabile diretta da Cesare Prandelli, hanno contribuito grazie ai pochissimi gol subiti a l’inimmaginabile raggiungimento della semifinale di Coppa Uefa del 2008, partendo con una penalità di -19 punti dell’anno precedente;  un vero miracolo sportivo per dei giocatori chiamati a fare più dell’impossibile.

 

Non sempre, dunque,  la storia la fanno i milionari o le prime donne. Talvolta bastano tre gregari che amano il proprio lavoro, che danno tutto quello che hanno dentro, che  rispettano e amano una città, per far si che una squadra di “bravi lo stesso”, se pur per poco tempo, si senta la più forte della storia.

 

Matteo Fabiani, da un’idea di T.D.

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