Non abbiamo problemi ad ammetterlo: il secondo gol di Muriel ci ha smosso sensazioni, impulsi, emozioni oramai sopite. Diremmo quasi dimenticate. Il primo pensiero è andato a Roberto Baggio, che sovente da metà campo puntava l’uomo, lo dribblava e concludeva in rete. Poi è stata la volta di Adrian Mutu, che palla al piede era più veloce del diretto marcatore. Ultimo, ma solo in ordine cronologico, Mohamed Salah. Nello specifico ci è venuta in mente la rete del 5 marzo 2015, quando l’egiziano prende palla sulla tre quarti viola, semina un nugolo di avversari e fulmina Buffon. Per una rete già entrata nella storia. Più o meno come la giochessa (così dicono a Firenze) di Luis Muriel: controllo spalle alla porta, primo dribbling di tacco, secondo dribbling in allungo e fuga… per il gol del 2-1. Noi speravamo fuga per la vittoria. Ma evidentemente il cinema è una cosa, la realtà è un’altra. E allora pareggio sia, tra illusione, rimpianto e soddisfazione finale.

OOOOOOH, IL FENOMENO… Cominciamo dal 77′, dall’uscita di Luis Muriel per Laurini. Fiorentina in vantaggio per 2-1, in dieci (ahimè) per l’espulsione di Edimilson, Artemio Franchi in estasi per la doppietta del colombiano. Che, da buon ex, non esulta. Nessun problema, esultiamo noi per lui. Abbagliati da cotanta leggerezza, tecnica, maestria, velocità e precisione. Insomma, virtù degne di un fenomeno. Ma non fenomeno passeggero, o (ancor meno) da baraccone: fenomeno vero. Capace di vincere le partite da solo, come stava per succedere oggi all’Artemio Franchi. Poi la dabbenaggine di Vitor Hugo, la marcatura morbida (eufemismo) di Milenkovic hanno fatto il resto. Resta però la grandezza, l’imprevedibilità, l’estemporaneità di un gesto tecnico degno dei più grandi fuoriclasse. Degno di un fenomeno: come lo fu Adrian Mutu (per il quale la curva coniò il coro oggi riservato a Muriel), come fu Ronaldo Luis Nazario de Lima… in arte Ronaldo. Quello vero, quello che andava a mille all’ora, quello che ha vinto un mondiale da protagonista (2002), uno da comparsa (1994), ed è arrivato una volta in finale (1998). Comunque (il Ronaldo brasiliano) un personaggio che ha dominato incontrastato un decennio di calcio mondiale. Oggi, nel nostro piccolo, Luis Muriel è il nostro Ronaldo, il nostro fenomeno. Dopo Roberto Baggio, dopo Adrian Mutu, dopo Mohamed Salah. Quattro calciatori che, seppur in maniera diversa, hanno saputo accendere la fantasia del popolo viola. E si sa, quando Firenze si accende, spengerla diventa un problema.

UN TRIDENTE SENZA CENTRAVANTI: Chiesa da una parte, Luis Muriel dall’altra, beato chi si trova in mezzo. E invece… Giovanni Simeone, contro la Sampdoria, è sembrato un pesce fuor d’acqua. Fino a sbagliare due gol praticamente fatti, gli ennesimi di un’annata sin qui fallimentare. Che fare allora? Chiesa e Muriel vanno ad una velocità, Simeone ad un’altra. Eppure, tatticamente, il tridente è perfetto: basterebbe uno che la butti dentro. Uno che ottimizzi le giocate di Federico sulla destra e Luis sulla sinistra. Il mercato termina tra 10 giorni, non sappiamo se Corvino andrà su un altro centravanti. Certo è che questo Simeone rappresenti un problema per la Fiorentina di Pioli.

GIACCHETTE NERE… DI VERGOGNA. Capitolo arbitri. Anche qui chiamiamo in causa Corvino, vista la perdurante assenza mediatica della famiglia Della Valle. La sensazione è che, con la Fiorentina, qualsiasi arbitro possa fare quello che vuole. Ad esempio: la Sampdoria è stata derubata contro la Juventus nell’ultima dell’anno solare 2018? Nessun problema, il 20 gennaio c’è Fiorentina-Sampdoria ed il maltolto verrà reso senza problemi. Detto fatto: Di Bello sbaglia ripetutamente contro i viola, reitera gli errori, provoca il pubblico con decisioni deliranti. E gli va bene che (alla fine) il risultato sia stato di parità. Ma il problema resta: cosa deve fare la Fiorentina per vincere una partita? Cosa deve fare per avere un arbitraggio lucido, sereno, imparziale? Un arbitraggio che le permetta di vincere meritatamente le partite? Anche in questo caso tocca a Pantaleo Corvino, voce ufficiale della proprietà, farsi le proprie ragioni: contro arbitri e Palazzo. Attendiamo fiduciosi… 

HANCKO E NORGAARD… FINALMENTE. E chiudiamo con due notizie certe: Biraghi (diffidato, oggi ammonito) ed Edimilson (oggi espulso) non faranno parte dell’undici titolare in campo tra sette giorni contro il Chievo. Ce ne faremo una ragione. D’acchito il pensiero va a chi potrà sostituirli, ed il nome dello sloveno Hancko è il primo che ci viene in mente. Il danese Norgaard è il secondo, visto che Veretout è stato riportato mezzala, e Dabo è una splendida alternativa… ma nulla di più. La morale è: ci volevano due squalifiche per vedere all’opera elementi validi, capitali della società, facenti parte della rosa? Ma, allo stesso tempo, non facenti parte del cuore di Pioli? Va beh, stendiamo un velo. L’importante è che Hancko e Norgaard mostrino le proprie qualità, e vedrete che difficilmente usciranno di squadra. Altrimenti uscirà Pioli, e del resto è solo questione di mesi…