Dopo mesi di voci, rumors, indiscrezioni e smentite, l’annuncio – a più riprese rimandato – è alla fine arrivato: Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. Il tecnico napoletano sarà sostituito dall’attuale allenatore della Primavera, Gennaro Gattuso, che dopo la presentazione ufficiale di domani prenderà le redini della squadra.

Fatale è stato il pareggio casalingo contro il Torino, l’ultimo risultato di una lunga serie negativa che ha relegato il Milan al settimo posto in classifica, lontanissimo dalle zone nobili nelle quali tutti – dalla società ai tifosi – speravano di navigare a questo punto della stagione.

Montella – dopo il sesto posto raggiunto nello scorso campionato – viene quindi sollevato dall’incarico, confermando il trend negativo delle ultime stagioni. Infatti, prima dell’esperienza milanese, il tecnico di Pomigliano d’Arco aveva condotto la Sampdoria – subentrando dopo dodici giornate al deludente Walter Zenga – ad un non certo esaltante quindicesimo posto finale, considerando la qualità della rosa che (anche in quell’occasione) la società aveva messo a sua disposizione.

C’è quindi da interrogarsi sui numeri di quello che può a tutti gli effetti essere definito come un vero e proprio flop. Montella infatti, dopo il promettente avvio di carriera, sembra aver perso la bussola ed aver smarrito i dettami del calcio spumeggiante che aveva accompagnato i suoi esordi. Va ricordato come, dopo l’esordio sulla panchina della Roma, Vincenzino abbia convinto prima alla guida del Catania (undicesimo posto nella stagione 2011/12) e poi ancora di più sulla panchina della Fiorentina.

L’ormai ex allenatore del Milan fu infatti scelto da Daniele Pradè, di comune accordo con la famiglia Della Valle, per guidare la rinascita viola dopo gli anni difficili che seguirono l’epopea prandelliana. Montella, con una squadra composta da grandi nomi ed un calcio avvolgente (e coinvolgente), riuscì a raggiungere ben tre quarti posti consecutivi (quando la quarta piazza non garantiva ancora l’accesso alla Champions League) oltre ad una finale di Coppa Italia (ed alla semifinale nella stagione succesisva) e ad una semifinale di Europa League.

Tuttavia i risultati convincenti, i tanti punti conquistati (199 in tre anni) ed un calcio bello e divertente non furono sufficienti a garantirgli la riconferma, con una separazione polemica che gettò ulteriori ombre sulla gestione societaria. Certo è che l’aeroplanino, lontano da Firenze, non sembra più capace di spiegare le ali e spiccare il volo verso la carriera di successo che tutti per lui prevedevano.

Gianmarco Biagioni

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