24 Settembre 2020 · 00:29
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LA VERA STORIA DI BEPPE IACHINI: DA BAGGIO, AL NOMIGNOLO “COZZA”, ALLA PUNIZIONE DI GULLIT. CARATTERE, GENEROSITA’, PERSONALITA’, ALTRO CHE “PICCHIA PER NOI…” L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

In questi giorni abbiamo letto tante, troppe cose inesatte sul conto di Beppe Iachini. Sia da allenatore, che da giocatore. Cominciamo col dire che non stiamo parlando di Mourinho, né di Klopp e neppure di Guardiola. Ma (allo stesso tempo) non parliamo neppure di Carosi, o di Bruno Giorgi. Con tutto il rispetto per due persone che non ci sono più. Parliamo di un allenatore che è subentrato, che è stato esonerato, che ha ottenuto salvezze e promozioni. Due per tutte (sulle quattro totali in carriera) quelle con Sampdoria e Palermo, l’ultima nella quale ottenne 23 vittorie, 10 pareggi e tre sconfitte. Alla media del 63,89 % di successi su 36 partite. Ed era il 2014, non un’era geologica fa. Come calciatore è stato un idolo ad Ascoli (qualcuno può dire, va beh… è nato lì), idolo alla Fiorentina (questo è già più difficile), un esempio a Verona, Palermo e Venezia. Ovunque sia andato Giuseppe Iachini da Ascoli è da tutti ricordato… quasi venerato. Sarà un caso? Ancora quel qualcuno potrà dire… per forza, correva come un pazzo, inseguiva tutto e tutti, picchiava come un fabbro. L’icona della classe operaia che sale in Paradiso. A questo punto, davanti a tanta dozzinalità ed improvvisazione, interviene lo storico, oltre al giornalista ed al tifoso. Perchè Beppe Iachini (sappiano i nostri giovani lettori) ha tanto picchiato quanto ha guidato, è entrato in tackle quanto in anticipo, è stato rispettato quanto ammonito. E quasi mai espulso. Insomma… innanxitutto Beppe Iachini è stato un condottiero, poi (all’occorrenza) anche un picchiatore. E poi scusate, il termine: “picchia…” a Firenze nasce con Alessio Tendi, qualche anno prima. Non con Beppe Iachini. E noi, alle copie, preferiamo gli originali. Ve lo dice uno che lo ha visto fin da quell’11 novembre 1984 quando (per la prima volta contro la Fiorentina) subentrò ad Alberto Marchetti all’82’ di un Fiorentina-Ascoli 1-1. Reti di Paolino Pulici per i viola e di Francesco Vincenzi per i bianconeri. Poi lo reincontrammo da capitano il 29 marzo 1987, quando dall’altra parte (come omologo) c’era Giancarlo Antognoni. Fiorentina-Ascoli, quella volta, finì 2-1: in porta per l’Ascoli Andrea Pazzagli, col numero 6 Vittorio Pusceddu che, qualche anno dopo, si prese cura di Luis Figo in una beffarda semifinale di Coppa delle Coppe al Nou Camp. Come dire, calcio d’altri tempi. Proprio com’era il calcio di Giuseppe Iachini da Ascoli.

  • TRE STORIE DI ORDINARIA GRINTA, CUORE E GENEROSITA’: Beppe Iachini arriva alla Fiorentina nell’estate del 1989, lo volle Bruno Giorgi, ed in allenamento (lui mediano) incrocia i tacchetti col fantasista per eccellenza… Roberto Baggio. La prima partitella passa sotto traccia, qualche dribbling accennato (di Roby), qualche scivolata contenuta (di Beppe). Al secondo allenamento (all’ennesimo dribbling) scatta la rappresaglia, e la frase che cementerà un’amicizia duratura negli anni: “Ehi ricciolino, guarda che se lo rifai ti apro come una cozza”. Nessuna pedata, solo un avvertimento. Domanda: oggi non servirebbe a questa Fiorentina fatta di bravi ragazzi? La terza storia ci disegna un Beppe Iachini che… non ha paura di niente. Neppure di sfigurarsi andando incontro ad un destro di Ruud Gullit. Inutile fare la conta, su quella punizione non ci voleva andare nessuno. Ci andò Giuseppe da Ascoli, e la Fiorentina non prese gol. Neppure quella volta. Era un Fiorentina-Milan del 10 febbraio 1991, i viola non passano la metà campo, Lazaroni se ne accorge per tempo ed al’18’ toglie Stefano Borgonovo. Dentro Beppe Iachini, che va direttamente su Ruud Gullit. Passano pochi secondi, Iachini si aggrappa all’olandese (in tutti i sensi) e viene ammonito. Arbitro Fabio Baldas di Trieste. Col passare dei minuti Iachini prende le misure, evita la seconda ammonizione, sopratutto (sotto la Fiesole) si immola su una punizione del fuoriclasse rossonero… il botto si sentì fin dalla curva. Beppe Iachini ci mise qualche minuto prima di capire in che mondo fosse finito, l’importante è che la partita finisse a reti inviolate. Nessun gol, nemmeno quello di Gullit su punizione. Possesso palla? 80% Milan e 20% Fiorentina, ma che importa? La Fiorentina salì a + 4 sulla quota salvezza, il Milan fu sopravanzato di un punto da Inter e Sampdoria. In un colpo solo Beppe Iachini rovesciò la classifica, a suo uso e consumo. Per il bene della Fiorentina.

LA MORALE E’ SEMPRE QUELLA… Cosa abbiamo voluto dire raccontando una parte della carriera di Beppe Iachini? Che Beppe non rappresenta solo durezza, grinta, veemenza (certo, anche quella…) Beppe rappresenta la praticità. Rappresenta il carattere, la concretezza, che non vuol dire spettacolo ma che (allo stesso tempo) non vuol dire noia. E neppure bruttezza e povertà. Vuol dire fare punti e traghettare la Fiorentina in acque più tranquille. Vuol dire trattare tutti allo stesso modo, buoni e cattivi. Campioni e gregari. Questo serve. Tutto il resto è boria, vanagloria e presunzione. Facciamo un invito ai tifosi: non giudicate le persone per quello che vi raccontano, giudichiamole per quello che sanno fare. Sopratutto per quello che faranno. Per il bene che vogliono ad una piazza, ad una tifoseria… ed anche un po’ a se stessi. Perchè per Beppe Iachini, la Fiorentina, può essere l’occasione di tutta la vita. Crediamoci, tutti insieme…

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