Sta facendo molto discutere l’esultanza di José Mourinho contro i tifosi juventini dopo la vittoria del Manchester United allo Juventus Stadium in Champions. Un gesto di risposta a offese continue da parte dei tifosi bianconeri tra andata e ritorno. Un gesto, che sta dividendo tifosi e addetti ai lavori.

Dallo sponda bianconera stanno fioccando le critiche verso l’ex tecnico dell’Inter per un gesto a loro dire provocatorio.

Fa strano però, vedere e sentire tanti “sacerdoti bianconeri” che fanno la morale a Mourinho e al suo “gesto segno di sfida e provocazione” o almeno così dicono. Attenzione, non stiamo nè dando torto nè ragione al portoghese. Ma in questo mondo, dove tutto è documentabile, vedere morali da chi non se lo può permettere fa tanto strano ed è, se ce lo permettete, alquanto ridicolo.

Detto di Bonucci (ci ha sorriso il mondo intero della sua presunta e grottesca lezione) la mente torna a quel famoso Fiorentina-juventus del 20 ottobre 2013.

In quella partita due giocatori della Juventus come Tevez e Pogba, dopo aver segnato, provocarono e sfidarono tutto il pubblico del Franchi facendo la mitraglia di Batistuta proprio sotto la Curva Fiesole sbeffeggiando i tifosi avversari.

In uno stadio senza barriere come quello di Firenze, quella fu una grande prova di maturità del popolo viola che subì la provocazione due volte senza batter ciglio (come fini la partita poi lo sappiamo tutti..).

Per chi non lo sapesse, venire a Firenze e fare la mitraglia sotto la Fiesole vuol dire provocare come più non si potrebbe il popolo della Fiorentina. Fare il gesto di Batistuta è come andare a Torino e oltraggiare Del Piero, come andare a Roma e oltraggiare Francesco Totti. Insomma, una provocazione bella e buona.

Peccato però, che dopo quella doppia grave provocazione, nessuno dei media o da casa Juventus si permise di muovere mezza critica per quei gesti. Nessuno mosse un dito o sprecò inchiostro per scrivere tutto ciò che si sta scrivendo adesso.

La morale da chi non se la può permettere. Da casa Juventus hanno la memoria corta, che ha toccato anche qualche giornalista smemorato…

Flavio Ognissanti

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