2 Marzo 2021 · 11:50
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LA CRISI DEL FANTASISTA. QUALE RUOLO PER SAPONARA? L’EDITORIALE DI STEFANO BORGI.

 C’era una volta il fantasista. Da Rivera ad Antognoni, da Mancini a Roberto Baggio. Passando per Zola, Totti e Del Piero. Poi arrivarono i talebani del 4-4-2: Arrigo Sacchi in primis, ma anche Ancelotti, Ranieri e Fabio Capello. Nel loro centrocampo non c’era posto per la creatività, per la fantasia, solo muscoli e cervello. E magari un centravanti alla Van Basten… o alla Batistuta. Riccardo Saponara fa parte di quella schiera di fantasisti che, forse, sono nati in un periodo sbagliato: pressing, fuorigioco, squadre corte (compresse in 30 metri), spazio per inventare… zero. O poco meno di zero.

Accanto ai vari Ancelotti e Capello, per fortuna, c’è anche gente come Sarri, Giampaolo e Pioli, che oggi predicano il 4-3-3, ma un tempo gradivano (e praticavano) il 4-2-3-1. Oppure il 4-3-1-2, comunque col trequartista al centro del villaggio. Ed è lì che Saponara si è inserito, in quella posizione mediana, come si suol dire… “tra le linee”, libero di produrre e proporre calcio. Riccardo spacca nell’Empoli (appunto di Sarri e Giampaolo), emigra a Milano dove non si ambienta, torna ad Empoli quindi alla Fiorentina. Eh già, perchè Stefano Pioli, da poco approdato a Firenze, vorrebbe fare il 4-2-3-1. E Saponara è l’interprete ideale.

Ma, si sa… le cose non vanno mai come vorremmo. Gli infortuni, l’ambientamento, le pressioni, un carattere che (si dice) non essere proprio impavido. E poi l’attesa per quello che (seppur col numero 8) avrebbe dovuto rinverdire le gesta dei grandi numeri 10 della storia viola: Montuori, De Sisti, Antognoni, Baggio, Rui Costa, Mutu. Chi più ne ha… Riccardo Saponara, insomma, non emerge, non incide. Gli da una mano (si fa per dire) capitan Astori, che si fa da parte e lo responsabilizza. Lo investe del ruolo di guida, tecnica e spirituale della squadra. Riccardo sembra rispondere, sembra raccogliere il testimone. Ma quando c’è bisogno di dare l’accelerata finale, arrivano Cagliari e Milan, e tutto crolla. Saponara, la Fiorentina, e l’obiettivo europeo.

Che fare allora? Il cartellino di Riccardo Saponara è tutto della Fiorentina. Il riscatto dall’Empoli è obbligatorio, a 9 milioni. Impossibile rivenderlo, se non di fronte ad una clamorosa minusvalenza. Le ipotesi sul piatto sono 3: prestito secco, prestito con diritto di riscatto (obbligo, sarebbe un miraggio), permanenza nella rosa 2018-2019, con altri compiti, altre mansioni. In sintesi, un altro ruolo. Anche perchè lo stesso Corvino, proprio due giorni fa, ha parlato chiaramente di 4-3-3, concordato con Stefano Pioli. Che è ben diverso dal 4-2-3-1 di 12 mesi fa. Tanto per essere chiari: uno come Saponara, nel 4-3-3, non ci sta. Nemmeno a pigiarlo.

Tutto questo, a meno che Riccardo non si ricicli centrocampista a 360°. Potrebbe fare il vertice basso, novello Pizarro che da fantasista con Inter e Roma retrocesse regista con Spalletti prima, con Montella poi. Oppure, vediamo un po’: che ne direste del ruolo di mezz’ala? Senza Badelj, Veretout passa centrale, Benassi sulla destra e Ricky va a sinistra. Pronto per accentrarsi e sfruttare l’assist. O il tiro da fuori. Da scartare, invece, l’ipotesi esterno alto a sx: troppo decentrato, ai margini del gioco e della manovra. E poi in quella posizione bisogna essere veloci. In entrambi i casi, comunque, per Saponara sarebbero degli accomodamenti, degli accorgimenti tattici, che non ci mostrerebbero il fantasista che aveva fatto innamorare mezza Italia. Però, l’alternativa è lampante: giocare o morire (nel senso, stare in panchina). O addirittura fuori rosa, cosa che non prendiamo neppure in considerazione. Altrimenti, come ultima ratio, la cessione. Magari al Chelsea, prossima squadra di Maurizio Sarri. Ma per comprare (e per vendere), bisogna essere in due…

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