Noi non ci accontentiamo mai.
È questo il vero fiorentino, colui che se va a vedere i fuochi di San Giovanni esclama: “Erano meglio quegli altr’anni” parafrasando Pieraccioni nella sua canzone intitolata Firenze.

Fiorentino è colui che quando veste la maglia viola si sente legato a Ponte Vecchio e Piazzale Michelangelo prima che a qualsiasi altra cosa. È un legame indissolubile, quando lasci la tua Firenze per andare al mare o semplicemente fuori per lavoro al ritorno quando vedi in autostrada il cartello con su scritto FIRENZE ti senti a casa davvero.

Fiorentino è colui che al telegiornale sportivo pensa: “Si si, ma della Fiorentina quando parli?” Pretendiamo il meglio sempre, ed è per questo quando un giocatore esulta sotto la nostra curva lo adoriamo in modo particolare… Penso a Fantini che con due goal ha scritto la storia, o a Joaquin che contro il Palermo dopo aver segnato un gioiello si presentò sotto la Fiesole. Vi ho citato due giocatori importanti si, ma non quanto i mostri sacri.
Esser fiorentino significa soffrire quando gioca la Fiorentina, quando vince o perde la giornata svolta o in un senso… O nell’altro.
“Di dove sei?” “Sono di Firenze” “Wow che bella che è Firenze, ci sono stata poco tempo fa” noi ci sentiamo come turisti ogni volta che prendiamo un gelato e passeggiano in piazza Santa Croce.

Ma vuoi mettere un panino con il lampredotto ed un piatto di trippa?

È per questo che ci arrabbiamo con chi ci tradisce, è per questo che stiamo male se la Fiorentina perde.

La nostra maglia è viola, un colore che poche altre squadre al mondo hanno adottato. Semplice: Firenze è unica, è vanesia tanto quanto noi. Ci sentiamo superiori a tutti e del parere altrui non ce ne importa niente.

Il fiorentino è bello perché non si accontenta mai, perché ama talmente tanto che non vuole nessuna macchiolina ad intaccare la città, un momento, la squadra.

Firenze è amore, la Fiorentina una fede. Ogni giorno che ci alziamo ci rendiamo conto che non potremmo mai e poi mai perderci un momento della nostra squadra, perché significherebbe perdersi un pezzo della nostra vita.

Romanticamente,

Gabriele Caldieron

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