21 Ottobre 2021 · 03:29
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Il Genoa soffre i calci da fermo e rapidi cambi di direzione, attenzione ai tagli dei centrocampisti

Sfida salvezza al Franchi tra Fiorentina e Genoa. I ragazzi di Prandelli non possono sbagliare. Punti di forza e debolezza dei Grifoni

gilardinoFIORENTINA-GENOA STATISTICHE E CURIOSITÀ

Nelle ultime 10 stagioni di Serie A, la sfida tra Fiorentina e Genoa è quella che ha visto più pareggi: 10 su 18 gare. La Viola ha vinto solo una delle ultime nove sfide contro il Genoa in Serie A: 3-2 nel maggio 2018 al Ferraris. La Fiorentina però non perde in casa contro il Grifone dal 1977.

La Fiorentina non ha trovato il gol nelle ultime quattro partite di campionato: solo tre volte nella sua storia in Serie A ha registrato una striscia di cinque match senza segnare: 2019, 2002 e 1947.

Il Genoa ha perso le ultime quattro gare di campionato, l’ultima volta che è stato sconfitto cinque volte di fila è stata nel 2016 con Gasperini in panchina. Il Grifone è l’unica squadra in Serie A ad aver segnato finora il 100% delle proprie reti su azione.

Per Prandelli è una gara da ex: ha allenato il Genoa tra il dicembre 2018 e il maggio 2019. Nell’era dei tre punti solo Luciano Chiarugi, nel 2002, ha perso tutte le prime tre partite in un’esperienza da allenatore con la Fiorentina in campionato.

Castrovilli è il principale marcatore della Fiorentina con quattro gol; mentre per il Genoa, è Scamacca, in gol però sempre al Ferraris.

MODULO E TATTICA MARAN
La squadra di Rolando MARAN nella odierna stagione sta utilizzando come sistema base di gioco il 4 3 1 2 (definito anche come un 4 rombo 2) schierandosi in campo quasi sempre con gli stessi giocatori, di fatto cambiando pochissime volte, se non per esigenze forzate, gli interpreti del gioco.

Il sistema di gioco del Genoa prevede una occupazione del campo ben concentrata con una squadra corta nonostante le quattro linee di reparto, addirittura in soli 39,00.
La distanza tra le punte, colori i quali danno profondità alla squadra, e  la coppia dei due centrali difensivi,  viene mantenuta per l’intero match a prescindere dal risultato.

Di contro la squadra di MARAN, per sviluppare il suo gioco, sfrutta la massima ampiezza del campo con i due terzini sistemati quasi sulle linee laterali per andare di contro a stringere solo in fase di non possesso.

Si è notato, inoltre, che la squadra cerca di occupare il campo tenendo un baricentro molto alto che rappresenta, per molti versi, soprattutto quando vi è stata la possibilità per gli attaccanti avversari di aprirsi in ampiezza, pericoli immediati nelle ripartenze di quest’ultimi e, quindi, grossissime difficoltà per il Genoa in quanto molto spesso  i suoi due terzini faticano, trovandosi in ritardo rispetto all’azione, nel risistemarsi per la fase difensiva.

In possesso palla
In fase offensiva balza subito in evidenza che alla manovra offensiva del Genoa partecipano praticamente sempre 7 giocatori sui 10 totali di movimento coinvolgendo molto spesso ed anche contemporaneamente entrambe i laterali difensivi che sfruttano la massima ampiezza del campo. Il sistema di gioco in fase possesso prevede un concentramento di giocatori nella zona centrale alta del campo con i due difensori centrali  che cercano di salire il più possibile per accorciare le distanze con la linea di centrocampo nel quale il centrale del vertice rimane a protezione di eventuali ripartenze degli avversari.

Davanti ai centrali davanti alla difesa troviamo  ben scaglionati, tre uomini con quest’ultimi due che riescono, grazie a continui scambi di posizione, a farsi trovare – molto spesso in fascia – liberi da marcatura per ricevere palla pulita dai due difensori centrali.

I due attaccanti tendono sempre a muoversi nello stesso modo, con Pandev  che quasi sempre scivola a destra andando a formare una catena laterale importante. Con palla laterale oltre la trequarti, si è potuto notare la propensione della squadra ad attaccare l’area di rigore con almeno quattro giocatori, Scamacca molto abile nel gioco aereo, accompagnato dall’altro attaccante che non ha attaccato l’ampiezza e due dei tre centrocampisti. La squadra di MARAN è molto abile ad occupare tutta l’ampiezza del campo grazie al dispendioso lavoro che svolgono i due difensori esterni che si alzano il più possibile fino ad arrivare quasi alla linea degli attaccanti.

In non possesso palla
In fase di non possesso il Genoa cerca di occupare il campo disponendosi quasi sempre con un classico 4-4-2 nel quale partecipano attivamente tutti i giocatori ad esclusione della linea degli attaccanti che quasi sistematicamente resta sopra la linea della palla in smarcamento preventivo pronti per una eventuale ripartenza. Dall’analisi video delle sette partite osservate è emerso che la linea offensiva della squadra lavora solo ed esclusivamente per mandare gli avversari sugli esterni bassi sui quali poi esce forte uno dei due interni di centrocampo con l’altro, unitamente al vertice basso del centrocampo che si posiziona davanti la difesa a protezione della stessa, cercando di posizionarsi sulla linea verticale della palla al fine di evitare filtranti a favore degli attaccanti avversari.

FASE DI POSSESSO

Costruzione dell’azione
In fase di costruzione il Genoa cerca sempre di partire dai due suoi difensori centrali  indistintamente e dai centrocampisti, che a turno o insieme si abbassano per andare a formare dei rombi di cui il centrocampista né rappresenta il vertice alto mentre i due difensori laterali vanno ad alzarsi quasi sulla linea di centrocampo. Così facendo, il  Genoa riesce ad iniziare fluidamente la manovra grazie alla superiorità numerica che crea contro gli attaccanti avversari e, di fatto, superando senza grossi rischi la prima linea di difesa avversaria. Caratteristica notata nella fase di costruzione è quella di utilizzare un palleggio ragionato nel quale a turno partecipano i centrocampisti si abbassano e si alzano continuamente.

Si è notato peraltro che, qualora l’avversario eserciti un minimo di pressione sul portiere o sugli altri tre giocatori formanti il rombo di costruzione, anche eseguita attraverso un unico giocatore, Perin o il possessore palla, lancia lungo centralmente alla ricerca di Sciacca al fine poi di giocare una seconda palla, anche se in tale situazione di gioco i giocatori di MARAN non sembravano trovarsi a loro agio.

Altro modo di superare senza rischi la pressione avversaria è quello di cercare direttamente un laterale a destra il quale poi, grazie alle sue abilità di calciare in modo preciso, esercita un attacco diretto alla ricerca di Sciacca.

Sviluppo dell’azione
Una volta portata pazientemente, con passaggi verticali ma corti, la palla sulla linea dei centrocampisti questi tendono ad indirizzare il gioco su una delle due corsie laterali (gioco dentro per giocare fuori) occupate per l’appunto dai due esterni di difesa in collaborazione con Pandev a destra e il trequartista che con la sua libertà di movimento svaria per tutta la metà campo avversaria ricevendo indistintamente palloni a destra, centralmente e soprattutto a sinistra.

In sostanza lo sviluppo del gioco del Genoa avviene quasi sempre attraverso una manovra fluida e ragionata anche grazie alla spasmodica applicazione del principio della densità in zona palla.

Rifinitura dell’azione
La fase di rifinitura del Genoa viene sviluppata quasi sempre nelle zone laterali del campo attraverso continui cross dalle fasce laterali, soprattutto quando la squadra avversaria gliele concede. I terzini, infatti, partecipano attivamente a tale fase garantendo l’ampiezza massima e cercando la superiorità numerica grazie ai continui inserimenti indistintamente di tutti i centrocampisti.

E’ opportuno evidenziare che solo raramente il Genoa rifinisce l’azione in zona centrale e, peraltro, non si evidenziano attacchi di tal tipo conclusi con successo.

Finalizzazione dell’azione
Grande abilità della squadra di Maran risulta quella di attaccare l’area di rigore con tanti uomini in modo tale da sfruttare al meglio i cross ed i traversoni forniti dagli esterni. Con la presenza di un giocatore come Scamacca, dotato di doti aeree importanti, e alle abilità di inserimento senza palla dei centrocampisti ha realizzato, infatti, quasi la totalità dei gol su azione rifinita da una catena laterale con un cross e di fatto, diversamente dalla fase di rifinitura, utilizzando per la fase di finalizzazione principalmente la zona centrale dell’area di rigore avversaria.

FASE DI NON POSSESSO

In fase di non possesso si può notare che il Genoa attua il principio della densità occupando il campo con una disposizione stretta e scaglionata attuando, per l’appunto, una forte concentrazione in zona palla con i due terzini che stringono forte dentro il campo ma di fatto lasciando sguarnite le fasce laterali soffrendo molto quando la squadra avversaria riesce a spostare il fronte offensivo grazie a precisi e continui cambi gioco.

La linea difensiva lavora a zona e tende quasi sempre a scappare all’indietro anche con palla coperta con due dei tre centrocampisti a protezione della stessa.

Gli attaccanti partecipano a tale fase con movimenti tali da costringere gli avversari ad indirizzare la palla sull’esterno basso anche grazie alla densità centrale; in pressione su quest’ultimo esce forte l’interno di centrocampo mentre si è notato che gli altri giocatori vanno in difficoltà nel chiudere le linee di passaggio.

Dall’analisi di detta fase di gioco si è potuto notare che il Genoa soffre molto quando i difensori avversari avanzano palla al piede con personalità; ciò in quanto il modello difensivo dei giocatori di MARAN prevede l’uscita sul portatore di palla quasi sempre di uno dei due interni di centrocampo facendo si che i relativi esterni bassi di difesa si vedono costretti a far fronte ad una inferiorità numerica contro l’attacco avversario esercitato magari da un centrocampista esterno (o meglio da un terzino di spinta) unitamente all’esterno di attacco (o del centrocampista laterale).

TRANSIZIONI POSITIVE
Essendo un principio di gioco ricorrente del Genoa quello della costruzione ragionata della manovra attraverso realizzazione di continui rombi grazie alla eccezionale mobilità dei propri centrocampisti, la squadra di MARAN opta, recuperata palla, a consolidare il possesso palla. Il primo passaggio in fase di transizione positiva è praticamente sempre un appoggio all’indietro. L’intento dei giocatori di MARAN è quello di proteggere il possesso attraverso un primo passaggio in sicurezza senza rischiare mai un attacco diretto.

TRANSIZIONI NEGATIVE
Dall’analisi delle partite visionate si può notare che il Genoa generalmente non esercita una grossa pressione sui possessori di palla avversaria agendo più per coperture delle linee di passaggio indipendentemente, quindi, dal numero dei giocatori impiegati nella fase offensiva. In sostanza la squadra di MARAN, quando perde palla, predilige esercitare una azione ritardatrice atta a rallentare la ripartenza avversaria per poter risistemarsi in fase difensiva. Solo quando la palla viene recuperata in zona ultra offensiva si opta per un attacco diretto.

Tuttavia, optando spesso per una sistemazione molto alta della linea difensiva fino a quasi sulla linea di centrocampo, soffre molto le ripartenze avversarie con quest’ultimo giocatore che molto spesso, partecipando molto attivamente alla fase offensiva e non avendo grossi doti difensive, viene pescato fuori posizione o più gravemente con una postura del corpo sbagliata e tale da non permettergli di assorbire gli inserimenti degli avversari sul suo lato. Non a caso emerge dall’analisi statistica dei precedenti incontri che molti gol subiti dal Genoa sono stati subiti da azioni sviluppate sul proprio versante sinistro difensivo.

CALCI PIAZZATI OFFENSIVI E DIFENSIVI
Il Gemoa, seppur non abbia una grossa varietà su azioni di calcio d’angoli a favore, è tra le squadre che ha più beneficiato di tale situazione di gioco. Ciò è dovuto dalla presenza in squadra di Scamacca ed anche di altri giocatori abili nel gioco aereo. tra cui si segnalano i due centrali difensivi. Gli angoli vengono battuti cercando sempre il terzo tempo dei propri giocatori che vanno a posizionarsi verticalmente sulla linea dell’area piccola.

Da destra la palla viene calciata da un giocatore destro ad uscire mentre da sinistra dallo stesso ma ad entrare.

Nei calci d’angoli a sfavore il Genoa difende optando per una zona pura nella quale tutti i giocatori ripiegano in area a protezione soprattutto del primo palo lasciando più spazio nella zona del secondo palo. Soffrono molto quando la palla viene giocata o semplicemente spostata.

Non si sono notate in nessun dei giocatori a disposizione di Mister MARAN grosse abilità nel calciare le punizioni, sia esse dirette che indirette ne ripetizione di schemi particolari.

Nella stagione odierna il Genoa non ha ancora ne usufruito, ne subito dei calci di rigore e quindi si è in assenza di dati in tal senso.

PUNTI DI FORZA
2 interni di centrocampo in grado di inserirsi molto bene ed essere considerati degli attaccanti di supporto;

Sciacca  bravo nel gioco aereo

presenza in campo e soprattutto in zone diverse di più registi

dinamicità data da continui tagli, inserimenti, scambi di posizione dei centrocampisti, passanti per gli esterni;

grande affinità e coesione tra tutti i giocatori in campo.

PUNTI DEBOLI
assenza in rosa di una valide alternative agli undici base

la manovra di costruzione dal basso viene accantonato, senza peraltro avere una valida alternativa, a semplice pressione degli avversari anche esercitata da pochissimi giocatori;

scarsa abilità nella conquista delle seconde palle;

se alla loro mobilità e rotazione dei centrocampisti viene contrapposta una staticità difensiva dei reparti, vanno in grossa difficoltà non trovando soluzioni e linee di passaggio scoperte;

in fase difensiva il terzino più lontano stringe sempre molto in mezzo posizionandosi con la postura del corpo tale da lasciare completamente isolata la fascia di competenza spesso utilizzati dagli avversari grazie a dei repentini cambi gioco;

in fase di transizione negativa soffrono le ripartenze immediate degli avversari quando riescono a saltare la prima linea di pressione;

soffrono moltissimo i passaggi filtranti portati con successo;

sui calci d’angolo a sfavore, difendendo con un sistema di zona pura, vanno in difficoltà quando la palla viene giocata corta o con un’azione combinata.

GIOCATORE CHIAVE PANDEV
Pur non esponendo un fisico da modello come ormai ci hanno abituati i calciatori di oggi, ed anzi, ha una postura quasi ricurva e gracilina, in realtà Goran Pandev ha un sinistro molto preciso, una grande intelligenza tattica e un discreto dribbling.

Forse Pandev è nato vecchio. Sono anni che lo diamo per spacciato, anni che percorre con aristocratica discrezione il suo viale del tramonto, iniziato chissà quando e chissà dove diretto, salendo su ogni tipo di panchina e da questa scendendo con lo spirito di un eterno ragazzino, sempre pronto a dare una mano in campo. Sembra davvero che non sia mai stato giovane, questo macedone dal nome bucolico, anzi georgico (Goran vuol dire “uomo che coltiva la terra, contadino”). Era giovane quando si trasferì all’Inter, nel gennaio del 2010, giusto in tempo per conquistare il “triplete”? Non esattamente. Contro di lui cominciò presto a giocare quel suo aspetto, appena toccato da una misteriosa, sgraziata e precoce senilità: la chierica involontaria sul cocuzzolo della testa, un che di goffo nei movimenti di partenza, oppure da fermo, oppure nel trotterellare, al netto però di una altrettanto misteriosa rapidità (che ancora conserva) quando veniva (e viene) chiamato ad esprimersi.

GIOVANE PROMESSA SCAMACCA
195 cm x 85 kg, Scamacca ha una struttura longilinea, costituita da un fisico asciutto e una muscolatura possente, ma non esagerata. Spesso si è ritrovato nel periodo del settore giovanile a dominare grazie ad uno sviluppo fisico molto precoce.

Mentre l’Europa si stropiccia ancora gli occhi davanti al folgorante talento del centravanti norvegese del Borussia Dortmund Erling Haaland, in Italia esiste da diversi anni un problema centravanti, che si è rilevato soprattutto nelle apparizioni della Nazionale Italiana, continuamente alla ricerca di un bomber di livello non solo domestico.

Tra le varie promesse non mantenute o non ancora mantenute negli ultimi anni, c’è sicuramente un nome che in questi mesi è stato molto chiacchierato nelle cronache del calciomercato: Gianluca Scamacca. Il centravanti di proprietà del Sassuolo, e in prestito in questa e nella prossima stagione all’Ascoli in Serie B, finora è stata una promessa mai sbocciata, ma che in questa stagione sta maturando i primi frutti di una carriera professionistica finora abbastanza deludente.

Nel corso degli anni per fisico e caratteristiche tecnico-tattiche il centravanti scuola Roma è stato accostato a nomi illustri che hanno segnato la storia dei centravanti del calcio moderno. I paragoni più ingombranti sono stati senz’altro quelli con Zlatan Ibrahimovic e con Christian Vieri, tuttavia Scamacca, nonostante le grandi aspettative, al momento si trova ben lontano da certi livelli, pur avendo potenzialmente le stimmate del grande bomber.

Tecnicamente è un centravanti molto dotato, veloce sul lungo e agile negli spazi brevi, e grazie alla sua tecnica gioca efficacemente anche fuori dall’area di rigore, sia con le sponde, che con fronte alla porta. Queste caratteristiche gli permettono di essere un centravanti completo in grado di avere sia la senso della porta, che la visione del gioco periferico ed essere dunque non solo un bomber, ma anche un regista offensivo.

Scamacca è inoltre dotato di un ampio repertorio di soluzioni balistiche, acrobatiche, oltre che di un buon fiuto del gol. Infatti, tra i suoi gol è facile trovare reti realizzate con diagonali di estrema precisione, dopo aver sapientemente attaccato la profondità, tiri di rara potenza e o di estrema precisione con il piatto del piede destro o sinistro, non fa differenza. Oltre alle doti col piede, Scamacca grazie ad una notevole struttura muscolare negli arti superiori è in grado di essere letale anche nel gioco aereo, finalizzando spesso con colpi di testa di grande potenza e precisione.

Grazie alla visione di gioco e l’abilità non trascurabile lontano dalla porta sia nel dribbling che nel condurre il pallone in progressione sul lungo e nel breve, in maniera efficace resistendo anche a contrasti robusti, Scamacca è stato utilizzato spesso sia nel club, che in Nazionale anche come esterno di un tridente d’attacco, con risultati positivi, anche se non eccezionali.

Scamacca finora ha mostrato grandi difficoltà nel mantenere continuità di impegno e costanza nell’esibire il talento di cui è dotato. È stato protagonista di episodi spiacevoli, come l’esclusione per motivi disciplinari dalla Nazionale Under 19, insieme al compagno e amico Moise Kean, nel settembre 2017. Atteggiamenti riproposti anche in campo con lunghi periodi di digiuno dal gol che ne hanno minato finora la vera esplosione. Un’indolenza che si ritrae anche nell’atteggiamento generale in campo, nel quale Scamacca si è mostrato restio a partecipare in maniera efficace alla fase di non possesso della squadra.

Marzio De Vita

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