Gli anni ’90 sono finiti da un pezzo e con essi i sogni di gloria delle ricche proprietà italiane

L'epoca dei ricchi imprenditori italiani è ormai finita e l'avvento delle cordate straniere è inevitabile...

Il terremoto giudiziario di Tangentopoli cambiava i connotati al sistema partitico aprendo la strada alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, i distretti industriali navigavano a gonfie vele cavalcando l’onda dell’export, Roberto Benigni vinceva il Premio Oscar con La vita è bella e la Serie A era l’ombelico del mondo dell’universo pallonaro. Erano gli anni ’90, e tutto sembrava possibile…

Tuttavia i sogni, anche quelli più belli, sono destinati a finire ed il nuovo millennio ha portato con sé enormi cambiamenti sia a livello politico, sociale ed economico, su tutti l’adozione della moneta unica e la tanto imprevista quanto disastrosa crisi economica, sia per quanto riguarda il mondo del calcio. Non è un caso infatti che l’avvento degli anni 2000 abbia definitivamente rotto l’egemonia, italiana ed europea, di quelle che all’epoca venivano definite le sette sorelle e determinato il crollo delle società che fin ad allora le avevano egregiamente rette.

Un effetto domino che, come un ciclone, ha drammaticamente investito le principali realtà calcistiche italiane… La prima in ordine di tempo è stata la Lazio, con la fine della travagliata ma vincente presidenza di Sergio Cragnotti, a cui hanno fatto seguito la Fiorentina, con il fallimento di Vittorio Cecchi Gori, il Parma, dopo gli anni d’oro sotto la guida della famiglia Tanzi, la Roma, con il passaggio dalla famiglia Sensi all’attuale proprietà americana, l’Inter, con l’addio di Massimo Moratti, ed infine il Milan, con il sofferto passo indietro di Berlusconi dopo trent’anni di successi.

La fine di un’epoca fatta di investimenti milionari con cui allestire rose composte da fior fior di campioni invidiati da tutto il mondo, stadi gremiti in ogni ordine di posti e coppe europee sollevate a cadenza quasi annuale. La fine di un’era e l’inevitabile inizio di un’altra nella quella però non sembra esserci posto per i ricchi e potenti imprenditori italiani, a patto che essi esistano ancora e che il loro peso nell’economia del calcio sia ancora significativo…

Un nuovo ciclo, quindi, nel quale sembra che il ruolo del leone possa essere giocato esclusivamente da eterogenee cordate facenti capo a proprietà straniere, sopratutto asiatiche, arabe o americane. Un mondo che cambia a ritmi impressionanti, e che rischia di lasciare spiazzati, di fronte al quale tutti (anche i più nostalgici) sono chiamati ad adattarsi ai nuovi scenari.

Gianmarco Biagioni

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