Firenze non finisce mai di stupire. In un senso od in un altro. Termina la prima fase della campagna abbonamenti (quella relativa alla prelazione) e, come per magia, si registrano 12.000 tessere vendute ed un incremento a dir poco significativo: il 39,5 % in più rispetto alla scorsa stagione. Nonostante il TAS, nonostante la contestazione, nonostante un famoso monumento cittadino come il Ponte alle Grazie sia stato preso come stendino per striscione (l’ennesimo) che invita i Della Valle ad andarsene. Senza, more solito, proporre un’alternativa. Quindi, delle due l’una: o sulle radio, sui social e sulle chat, si palesa una minoranza rumorosa (molto rumorosa) ma poco significativa, oppure c’è una maggioranza silenziosa che ama la Fiorentina. Senza sbraitare, senza urlare. E sopratutto fa l’abbonamento… a prescindere. Del resto, se vuoi bene alla Fiorentina per la maglia, per l’ideale, per un senso d’appartenenza, senza per forza rincorrere la vittoria a tutti i costi, perchè farsi riconoscere? Certo, vincere fa piacere a tutti, e non saremo certo noi a sostenere il contrario. Ma c’è un tempo per ogni cosa. E questo è il tempo di pazientare e remare tutti dalla stessa parte. L’unica ostentazione della propria personalità avviene al botteghino, al momento di sottoscrivere la tessera. E con quella certificare l’amore per la squadra e per la città. Tutto il resto è rumore… per nulla.

Andando più a fondo della questione, noi rispettiamo tutti i punti di vista (ci mancherebbe…) anche di coloro che utilizzano i monumenti senza prima passare da piazza Artom (dove si trova l’ufficio per l’occupazione del suolo pubblico). Notiamo altresì che a Firenze c’è voglia di Fiorentina. C’è tanta voglia di Fiorentina. Solo così si spiegano i 12.000 abbonamenti con l’incremento del 39,5 %. Ed in un periodo dove si chiedono sacrifici a tutti gli italiani (compresi i politici), la gente ha capito che non è il momento di pretendere, ma è il momento di dare. E’ il momento di fare un applauso a Lafont, di apprezzare Diks, di dare fiducia alla coppia centrale Pezzella-Vitor Hugo. Di osservare con curiosità Hancko, Milenkovic centrale di destra, di appoggiare l’esperimento Veretout vertice basso, di incoraggiare la coppia Dabo-Benassi, di sostenere Simeone, di apprezzare la leadership di Chiesa. Di attendere con pazienza (ma anche con “sana” impazienza) la crescita di Sottil, di Montiel, di Vlahovic… E dulcis in fundo, aspettare il 17 agosto prima di giudicare la coppia Corvino-Freitas. In tutto questo facciamo un’eccezione per Stefano Pioli, che merita una standing ovation collettiva. Mai una polemica, mai una parola fuori posto, Stefano è aziendalista nel senso positivo del termine, critico e pungente senza mai esagerare. E poi professionalità e lungimiranza a piene mani: Pioli era pronto per il preliminare, ha abbozzato la sentenza del TAS, affronta e vince il quadrangolare di Duisburg, sta valutando i giovani senza fretta, ma con rigore e decisione. Stefano Pioli è stato il valore aggiunto dopo il 4 marzo, lo sarà anche dopo il 19 agosto (inizio del campionato). 

Insomma, come sempre (nella storia) ci sono gli interventisti e gli innocentisti, gli ottimisti ed i disfattisti, la maggioranza rumorosa e quella silenziosa. Questa è Firenze, questi sono i fiorentini. Come diciamo sempre, conta il campo. Contano i risultati. Nel caso del pubblico, conta il botteghino. A Firenze c’è voglia di Fiorentina. Fiorentina-Chievo del 26 agosto 2018, prima partita in casa, è L’APPUNTAMENTO. Immancabile, imprescindibile. E poi mancano ancora 19 giorni alla fine della campagna acquisti. Il bicchiere, per quanto ci riguarda, è ancora mezzo pieno…

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