19 Gennaio 2021 · 03:47
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Analisi Cagliari: Efficacia nelle verticalizzazioni, bene la catena di destra, ma i reparti sono scollegati

Domani al Franchi sfida salvezza tra due formazioni alla ricerca di se stesse. La Fiorentina non può sbagliare

La Fiorentina in leggera crescita, la sconfitta contro la Lazio è arrivata in occasione di una discreta prestazione almeno nel secondo tempo, ma scopriremo solo sul campo quanto Callejon e Pulgar sapranno sostituire Ribery e Castrovilli, giocatori, tra l’altro, con caratteristiche molto diverse e che hanno un ruolo ed un’autorità all’interno dello spogliatoio sicuramente più riconosciuti.

Per quanto riguarda il Cagliari, la panchina di Di Francesco è stata confermata, ma sembra ancora in bilico. La squadra sembra molto nervosa ed ha fatto il gioco del Benevento nel turno infrasettimanale. Nel frattempo, è arrivata la decisione del ritiro anticipato per Firenze.

ULTIMI 7 PRECEDENTI IN SERIE A:
2019-20 Fiorentina-Cagliari 0-0
2018-2019 Fiorentina-Cagliari 1-1 60′ Veretout rig. 69′ Pavoletti
2017-2018 Fiorentina-Cagliari 0-1 37′ Pavoletti (C)
2016-2017 Fiorentina-Cagliari 1-0 90′ Kalinić (F)
2014-2015 Fiorentina-Cagliari 1-3 7′ Čop (C), 59′ Čop (C), 74′ Gilardino (F), 90′ Farias (C)
2013-2014 Fiorentina-Cagliari 1-1 70 Borja Valero (F), 88′ Pinilla (C)
2012-2013 Fiorentina-Cagliari 4-1 14′ Rodríguez (F), 42′ Casarini (C), 50′ Jovetić (F), 54′ Toni (F), 85′ Cuadrado (F)

STATISTICHE IN SERIE A
Giocate: 39
Vittorie Fiorentina: 26
Pareggi: 8
Vittorie Cagliari: 5
Gol Fiorentina: 67
Gol Cagliari: 28

PARTITA CON IL MAGGIOR NUMERO DI GOL:
1998-1999 Fiorentina-Cagliari 4-2 7′ Batistuta (F), 32′ O’Neill (C), 58′ De Patre (C), 76′ Edmundo (F), 79′ Batistuta (F), 89′ Batistuta (F)

DI FRANCESCO MODULO E TATTICA
Nelle sue precedenti esperienze, Di Francesco ha effettivamente cercato di rendere visibile il proprio marchio nel modo in cui le sue squadre giocavano. Spesso questo è accaduto attraverso il modulo, un 4-3-3 di ispirazione zemaniana, ma ci sono alcune idee che prescindono dal sistema di gioco adottato.

Molto importante per l’allenatore ex Samp è per esempio la densità intorno al pallone, che permetta, assieme a un’azione meticolosamente studiata di pressing alto e alla compattezza tra le linee, di recuperare il possesso in zone pericolose e colpire in transizione l’avversario. Così la sua Roma, per esempio, ha disputato le sue migliori gare durante la cavalcata che l’ha portata in semifinale di Champions League.

Quando chiamate a impostare un’azione manovrata, invece, le sue squadre tendono a sfruttare un iniziale possesso difensivo per poi risalire il campo utilizzando principalmente le corsie laterali, dove si formano dei triangoli tra i terzini, le mezzali e gli esterni offensivi. Questi giocatori, oltretutto, spesso variano le proprie loro posizioni in campo: capita di frequente di vedere le ali accentrarsi sulla trequarti, i terzini salire molto alti o anche le mezzali chiedere il pallone con i piedi sulla linea del fallo laterale.

Importante anche il ruolo del mediano di centrocampo, che in fase di possesso si abbassa spesso e volentieri tra i centrali per creare superiorità numerica in impostazione e in fase di non possesso si erge a diga davanti la stessa difesa. Nelle sue esperienze, Di Francesco ha potuto contare su giocatori come Magnanelli e De Rossi per svolgere quelle funzioni – ed entrambi parevano fatti per quel tipo di gioco.

Il suo 4-3-3, però, lo ha in più occasioni esposto a critiche di integralismo tattico, a cui Di Francesco ha risposto spesso in maniera un po’ piccata a parole, mentre sul terreno di gioco ha alternato nel tempo esperimenti poco efficaci e altri invece di grande successo, come il modulo fluido tra il 3-5-2 e il 3-4-3 utilizzato a Roma nella storica vittoria per 3-0 contro il Barcellona ai quarti di Champions.

«Non sono un integralista, ma voglio partire dal 4-3-3. Poi, saranno gli allenamenti a farci capire se questo sarà possibile». Queste sono state sue dichiarazioni ad inizio stagione dunque, Di Francesco si affiderà al sistema di gioco che conosce meglio, ma che almeno offensivamente richiederà qualche aggiustamento per i rossoblu.

La rosa della scorsa stagione è stata infatti assemblata per rispondere alle necessità del 4-3-1-2 di Maran ed è dunque essenzialmente priva di ali d’attacco, centrali nell’idea tattica del nuovo allenatore. «Come esterni, vedo bene Joao Pedro a sinistra e Pereiro a destra» ha detto in conferenza l’ex Samp, aggiungendo però un «sulle fasce avrò bisogno di altri giocatori, perché quelli sono settori in cui si spende molto come energie».

Dando fiducia al tecnico e alle sue capacità di far adattare al gioco sull’esterno dei giocatori abituati ad agire per vie centrali, dunque, bisognerà comunque aspettarsi qualche nuovo innesto a rimpolpare quel reparto. In uscita, invece, la società ha chiaramente fatto sapere che nessuno è incedibile. Ci sono voci di mercato che aleggiano intorno a vari calciatori rossoblu come capitan Ceppitelli, Nandez, Pavoletti o Cragno e, con la giusta offerta, più di uno potrebbe partire.

Rispetto allo scorso anno, poi, Di Francesco non potrà contare su alcuni giocatori quali Cacciatore (già svincolatosi prima della chiusura della Serie A 2019/20), Cigarini (fine contratto), Ionita (andato al Benevento) o Pellegrini (tornato alla Juventus), più sulla carta quel Nainggolan che conosce molto bene dall’esperienza in giallorosso e che si sta cercando di trattenere sull’isola almeno per un’altra stagione.

E a chi gli ha chiesto cosa ne pensasse del lanciare giovani calciatori, in conferenza ha risposto: «Sono molto sensibile a quelli bravi. Far esordire Zaniolo al Bernabeu non è da tutti, ma l’ho fatto perché ci credevo. Bisogna avere il coraggio di credere nei ragazzi». Una bella notizia per Carboni e gli altri ragazzi promettenti della rosa rossoblu.

SISTEMI DI GIOCO

Sistema base: 4-2-3-1

In fase di possesso: 4-2-3-1, 3-2-4-1

In fase di non possesso: 4-4-2, 4-4-1-1, 4-3-3

FASE DI POSSESSO
Costruzione– Il Cagliari, in controtendenza rispetto a molte squadre di Serie A, predilige la costruzione diretta rispetto alla costruzione ragionata dal basso. I rinvii dal fondo sono eseguiti da Cragno o, in alternativa, da Godin, ma in entrambi i casi l’obiettivo primario è la ricerca del gioco aereo tramite il lancio lungo. Oltre agli uomini del reparto offensivo, un giocatore particolarmente cercato è il terzino destro Zappa, che si alza costantemente oltre la linea di centrocampo, mentre il terzino sinistro Lykogiannis, dall’altra parte, preferisce dare equilibrio allo schieramento, rimanendo in linea con i due difensori centrali (3-2-4-1). Nelle poche volte in cui il Cagliari sceglie di passare dai piedi dei difensori, si affida invece alle conduzioni di Walukiewicz, che sale con la palla nella sua trequarti per creare superiorità numerica, oltrepassando la prima linea di pressione avversaria.

Sviluppo– Il Cagliari è una squadra estremamente diretta. Non appena ne ha la possibilità, ricerca la verticalità attraverso passaggi filtranti e imbucate. I giocatori maggiormente coinvolti in questa fase sono Lykogiannis, quando lo sviluppo avviene a sinistra, e i due centrocampisti Rog e Marin, incaricati di collegare i reparti con la progressione del pallone. Questi ultimi agiscono posizionati ad altezze sfalsate, preferibilmente in diagonale, in modo da generare linee di passaggio pulite. Non di rado anche Joao Pedro e Nandez si abbassano per agevolare la risalita del campo.

Catene laterali– La fascia su cui il Cagliari sviluppa il maggior numero di azioni è la destra. Sfruttando il dinamismo e la capacità di intercambiarsi le posizioni di Zappa e Nandez, oltre all’ottima intesa tra i due, la squadra sarda riesce con frequenza a disordinare lo schieramento difensivo avversario. Non è raro, infatti, che Zappa cerchi lo smarcamento nei corridoi interni con Nandez a garantire ampiezza sulla linea laterale, oppure che il centrocampista centrale di destra (Marin) o lo stesso Joao Pedro, che svaria sul fronte offensivo, vengano in aiuto formando dei triangoli.

Rifinitura– Essendo il Cagliari una squadra pragmatica, predilige ricercare la verticalità e la finalizzazione con pochi passaggi. Quando l’avversario però non concede profondità, la squadra di Di Francesco si dispone con un 3-2-4-1 per apportare densità nella trequarti offensiva: Zappa (terzino destro) e Sottil (esterno d’attacco sinistro) offrono ampiezza sulle rispettive fasce, Nandez (sul centrodestra) e Joao Pedro (sul centrosinistra) vanno a presidiare gli half spaces, mentre Simeone tiene impegnati i difensori centrali avversari. I giocatori più coinvolti negli scambi palla a terra sono Nandez, Zappa e Joao Pedro, mentre Sottil viene attivato maggiormente in isolamento 1-contro-1 sulla fascia sinistra.

Finalizzazione– Il Cagliari, attaccando prevalentemente in spazi ampi, cerca di concludere l’azione nel minor tempo possibile, per fare in modo che la difesa avversaria non si riorganizzi (questo implica che a volte le scelte offensive possano risultare frenetiche ed affrettate). La finalizzazione il più delle volte è dunque frutto di attacchi diretti a scavalcare la linea difensiva, con lanci verso gli attaccanti (Simeone è abile a muoversi sul filo del fuorigioco e ad aprire spazi a Joao Pedro). Il Cagliari però sa rendersi pericoloso entrando in area dalle fasce: da sinistra, con Sottil, che ama ricorrere al dribbling e al cross e da destra, con le triangolazioni tra Zappa e Nandez, come detto in precedenza. Sia Zappa che Nandez, una volta giunti sul lato corto dell’area, sono abili a mettere i compagni in condizione di tirare tramite cross e, soprattutto, traversoni bassi all’indietro (cut-back).

FASE DI NON POSSESSO
Prima azione difensiva– Il Cagliari cerca di indirizzare la costruzione avversaria su una delle due fasce, con Simeone/Joao Pedro a coprire le linee di passaggio verso il centro e a mettere pressione sul portatore, innescando le scalate dei compagni. Una volta che la palla si trova sul lato, segue coordinato in marcatura l’esterno della fascia di riferimento (Nandez a destra o Sottil a sinistra) e si alza a uomo sul regista avversario uno dei due centrocampisti (in genere Marin con più costanza di Rog).

Non sempre però i movimenti della linea difensiva riescono a seguire i reparti avanzati, pertanto la squadra di Di Francesco risulta spesso sfilacciata e con la difesa totalmente scollegata dal resto della formazione, concedendo, in zona di rifinitura, troppi spazi che possono essere esplorati ricorrendo ad un lancio lungo. Se l’avversario invece riesce ad eludere la pressione consolidando il possesso, ecco che il Cagliari ripiega, posizionandosi con un 4-4-2 (Joao Pedro in linea con Simeone) o con un 4-4-1-1 (Joao Pedro appena dietro Simeone).

Analisi del centrocampo e lateralità– Lo scaglionamento difensivo del centrocampo prevede Marin ad alzarsi in pressione/marcatura e Rog a coprire la zona alle spalle del rumeno. In situazione di palla laterale al terzino destro avversario, il Cagliari attua uno scivolamento con Sottil ad alzarsi in pressione sul terzino e Nandez a stringere verso il centro dalla fascia opposta, formando così un 4-3-3. Nandez è molto attivo anche nel portare raddoppi in aiuto a Zappa, che se in fase di possesso manifesta apprezzabili capacità offensive, in quella di non possesso evidenzia invece notevoli difetti nel posizionamento e nella difesa 1-contro-1.

Linea di difesa– Il centrale più predisposto ad uscire dalla linea per tentare l’anticipo è Walukiewicz, mentre Godin preferisce dare copertura (con Lykogiannis a stringere la diagonale).

TRANSIZIONI
Transizione offensiva– Appena recuperato il pallone, i giocatori che non partecipano attivamente alla fase difensiva si smarcano preventivamente, in particolare Sottil e Joao Pedro, con l’obiettivo di lanciare rapidamente il contropiede. Quando il recupero palla avviene in zona centrale, tutti i trequartisti (anche Nandez) si propongono per attivare la ripartenza. Il Cagliari infatti ama contrattaccare immediatamente, a discapito del consolidamento del possesso.

Transizione difensiva– Una volta perso il controllo del possesso, il Cagliari è solito riaggredire l’avversario, portando diversi uomini in zona palla, mirando ad una riconquista (più raramente ricorre al fallo tattico). In caso la palla si trovi nella metà campo offensiva, uno dei due centrocampisti (in genere Marin) si alza mentre Rog gli offre copertura alle spalle. Su palla laterale è l’esterno d’attacco a lanciare il contropressing, con la punta (Simeone) ed il trequartista (Joao Pedro) a fare densità in zona e oscurando le opzioni di passaggio. Qualora il contropressing non porti ad un recupero entro pochi secondi, la squadra ripiega. Su situazione di palla persa nella propria metà campo, invece, la linea difensiva si stringe, lasciando sguarnite le fasce, e i due mediani collassano a ridosso dell’area di rigore per dare protezione al reparto arretrato.

ANALISI
Punti di forza:

– Efficacia nella ricerca della verticalità e del contropiede;

– Inserimenti in area di Joao Pedro;

– Transizioni offensive e smarcamenti preventivi;

– La catena di destra in fase di possesso (combinazioni tra Zappa e Nandez).

Punti deboli:

– Reparti scollegati, squadra allungata che permette di giocare in zona di rifinitura;

– Solidità della linea difensiva e lentezza dei due centrali;

– Tenuta difensiva e posizionamento del terzino destro Zappa (concede campo alle spalle);

– Scarsa elaborazione della manovra.

UOMO CHIAVE: JOAO PEDRO
Ha iniziato la carriera come centravanti, per poi venire spostato nel ruolo di trequartista. La sua duttilità gli consente di giocare anche da seconda punta e da mezzala, oltre ad avere giocato da esterno in passato. Abile nel dribbling, dispone di un tiro potente e preciso, che lo rende pericoloso anche da fuori area, oltre ad avere un’ottima visione di gioco. È inoltre bravo negli inserimenti offensivi, e in più è un ottimo rigorista, ha messo a segno 15 penalty su 17 calciati.Col tempo ha anche affinato uno spiccato senso del gol, tanto da diventare un vero uomo d’area di rigore capace di segnare con entrambi i piedi e di testa.

I suoi tifosi, oltre che “Geppo”, lo chiamano “Pippero”, un omaggio simpatico ai suoi giorni meno entusiasmanti. A me João Pedro fa sempre venire in mente una una canzone non troppo conosciuta di Nicola di Bari in cui la voce narrante ammette con una sincerità che non suona mai commiserata «non ho brillato neanche un giorno in vita mia», e poi nella seconda strofa si augura «verrà forse il giorno che qualcuno scriverà parole belle anche per me», ma senza aspettarselo troppo: insomma, se càpita ben venga, ma ti pare. Ovviamente è un’iperbole, perché il personaggio della canzone di Di Bari, proprio come João Pedro, sa perfettamente di brillare, e di meritarsi le parole belle, ma con umiltà si ridimensiona.

I suoi giochi di gambe non sono mai funambolici, non ha la malattia del dribbling spettacolare: sono dribbling funzionali, semplicemente, a mettere il pallone nelle condizioni di essere portato avanti, oltre l’ostacolo-avversario. Nei suoi strappi non c’è l’eleganza della volpe che lancia la volata in una battuta di caccia, ma la semplicità spicciola, bucolica, dei trattori che si trascinano dietro un carico zavorrato nelle gare di Tractor Pulling. Negli anni ha affinato il suo modo di stare in campo per sottrazione: meno azioni offensive dentro l’area, più tiri dalla distanza, meno dribbling, ma anche meno tackle. Il tempismo negli inserimenti: quello è rimasto invariato.

GIOVANE PROMESSA: RICCARDO SOTTIL
Mancino fine che gli permette di effettuare ottimi dribbling e di saltare l’uomo con facilità, ricopre il ruolo di ala ma può tranquillamente essere schierato anche come seconda punta o trequartista. Uno dei suoi punti di forza èsenza dubbio la velocità, caratteristica molto importante per la sua posizione in campo. Il ragazzo, nonostante la giovane età, non ha paura di calciare in porta e prendersi la responsabilità di concludere l’azione. Dotato di buon controllo palla, è però innegabile che debba ancora maturare totalmente dal punto di vista calcistico, specie nei movimenti senza palla. Va comunque sottolineato che solo mediante l’esperienza sul terreno di gioco avrà modo di crescere e dimostrare il suo valore. Per le sue caratteristiche tecniche viene paragonato ad alcuni suoi colleghi più blasonati come Stephan El Shaarawy o Alexandre Pato a inizio carriera.

Marzio De Vita

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