Non disperare, Federico. Lo rincuorano i predecessori in bianconero, stelle dall’impatto centellinato prima della definitiva ribalta. Il destino vuole che Bernardeschi incroci la Fiorentina, squadra abbandonata lo scorso 24 luglio per aggregarsi ai campioni d’Italia della Juventus. Maglia numero 33 per questioni di fede, niente ’10’ come spiegò: “Devo dimostrare di poterla indossare qui”. L’ha sicuramente meritata Paulo Dybala, erede designato di campioni leggendari, altro non fosse che il suo avvio di stagione ha del clamoroso: 8 gol nelle prime 4 gare di Serie A, bilancio mai centrato da nessun giocatore nella storia della società. Spiegate in parte le briciole raccolte dall’ex viola dal suo avvento a Torino: 4 assaggi di partite per un totale di 64’ disputati tra campionato, Champions League e Supercoppa. Nemmeno i ritocchi adottati al modulo da Allegri, votato al 4-2-3-1 con le eccezioni del tridente schierato contro il Chievo e del tandem in HD al Camp Nou, hanno concesso fiducia dal fischio d’inizio al talento di Carrara. Quaranta milioni di buoni motivi per vederlo all’opera, direte. Chissà che ‘Berna’ riesca a prendersi la Juve e conquistare il nuovo pubblico nella serata più sentita, sfida al passato nonché incrocio bollente tra due tifoserie profondamente divise.

Educazione allegriana. Difficile intuire quale accoglienza gli riserverà lo spicchio ospite dell’Allianz Stadium, d’altronde Bernardeschi ha maturato a Firenze ben 13 stagioni tra vivaio e prima squadra. Classe 1994, 93 gare ufficiali e 23 gol in viola, il jolly acquistato a peso d’oro dalla Juventus paga l’apprendistato riservato alle nuove leve di Vinovo. Solo i più smaliziati Matuidi (321’ all’attivo) e Douglas Costa (205’) si sono già calati nelle trame di Allegri, scelte che penalizzano piuttosto De Sciglio (75’) e Bentancur (79’) fino al tedesco Höwedes ancora non pervenuto. Nient’altro che una prassi per l’allenatore bianconero, continuità e gestione oculata attraverso la crescita costante spezzone dopo spezzone. Un approccio adottato dal suo avvento in panchina nel 2014 in piena filosofia Juventus. Ne sanno qualcosa Morata e Coman, stelline sbarcate a Torino nell’estate di Max, che nei primi 4 turni di campionato racimolarono in due la miseria di 97’. Considerando i 360’ inaugurali della Serie A, la stagione 2015/16 ai nastri di partenza penalizzò giovani come Rugani (addirittura 16 panchine consecutive) e Zaza (solo 7’) ma non Dybala, subito protagonista con 2 gol in 3 partite. E nella scorsa annata, quella del record dei 6 scudetti di fila, lo sfortunato Pjacaraccolse 15’ all’insegna della pazienza. Insomma, nessuna bocciatura alla voce Brunelleschi come ribattezzato nella sua Firenze. I 19’ maturati da juventino in A rispecchiano fedelmente l’addestramento agli ordini di Allegri.

Federico contro Federico. Un addio rancoroso per la controparte viola ma quantomai lontano dalle lacrime versate per Roberto Baggio, rimpianto della Fiesole e oggetto di sollevazioni popolari nell’estate del 1990. Sull’asse Firenze-Torino sono piuttosto agli antipodi le recenti avventure di Felipe Melo e Neto, trascorsi alla Juventus che sul profilo di Bernardeschi ha investito eccome. Sull’ex pupillo si è espresso anche Giancarlo Antognoni, bandiera della Fiorentina e attuale club manager del club: “È normale giocare meno in una grande squadra, ma saprà inserirsi nella sua nuova realtà. Gli auguro di trovare più spazio e soddisfazioni, magari dopo averci affrontato”. Braccio di ferro che andrà in atto con l’altro Federico, Chiesa, omonimo e amico per 10 anni al suo fianco in campo. Figlio d’arte e nuovo simbolo viola, gemello diverso da ‘Berna’ lanciato anch’egli da Paulo Sousa in prima squadra. Un leader designato dopo la rivoluzione estiva opposto ad un talento a caccia della nuova consacrazione: stavolta in maglia ’33’, lui che ripose la numero 10 della Fiorentina per rispondere alla chiamata bianconera. “È da Juventus”, ha sentenziato il concittadino Buffon seguito da Chiellini (“Diventerà devastante”). Fiducia e carezze che alimentano la rincorsa in gruppo e alla Nazionale con vista Mondiale, truppa azzurra dove è precipitato nelle gerarchie di Ventura. Il modello da seguire? Certamente la Joya, in proiezione meglio di Platini e da tempo sulle tracce di Messi. Non è troppo presto invece per un posto da titolare a beneficio di Bernardeschi, parola di Allegri.

 

Skysport.it

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