Quando i social invadono il campo: i campioni non hanno più il coraggio di metterci la faccia?

Da Icardi a Pellè, si tende sempre più spesso a nascondersi dietro a un tweet. E quel precedente con Sepe...

Facebook, Twitter, Instagram, Periscope e chi più ne ha più ne metta… Potremmo proseguire con un elenco infinito di tutti i social network che, in un’epoca di globalizzazione tecnologica in cui le notizie corrono da un estremo all’altro del globo a velocità siderale, hanno assunto un ruolo preponderante nella vita di tutti noi e, non potrebbe essere altrimenti, anche nella vita dei campioni che siamo abituati a vedere e ad incitare ogni domenica in campo.

Tuttavia l’uso smodato, o talvolta l’abuso, di questi mezzi di comunicazione può avere conseguenze devastanti. Uscendo fuori dai nostri confini è emblematico il caso del difensore ivoriano del Paris Saint Germaine, Serge Aurier, addirittura messo fuori squadra in seguito alle accuse di servilismo, oltre alle pesanti dichiarazioni omofobe, rivolte all’allora allenatore della squadra parigina, Laureant Blanc, ed ai compagni di squadra, in particolare al portiere italiano Salvatore Sirigu e all’argentino Di Maria.

Fra i protagonisti della nostra Serie A, invece, non sono passate inosservate, sopratutto per la scia di polemiche che hanno generateo, le esternazioni social del capitano dell’Inter, Mauro Icardi, ed in particolar modo della moglie ed agente, Wanda Nara. I due infatti hanno dato vita ad un vera e propria telenovela estiva a colpi di tweet, che ha non poco infastidito i vertici nerazzurri e certo non ha agevolato la trattativa per il rinnovo del contratto dell’attaccante argentino. Se poi la diatriba che ha visto protagonisti la moglie del capitano giallorosso, Ilary Blasi, e l’allenatore del marito, Luciano Spalletti, non riuscisse a saziare la sete di pettegolezzi social, potremmo spingerci fino al caso più recente, cioè quello dell’attaccante della nazionale Graziano Pellè. Per lui non sono bastate le scuse dopo il brutto gesto nei confronti del ct Ventura al momento della sostituzione più che meritata nella partita contro la Spagna. Chissà se, con il senno di poi, un’assunzione di colpa in prima persona, anziché via Instagram, avrebbe cambiato il corso degli eventi ed il destino dell’attaccante con la maglia azzurra…

Il rischio in cui si incorre è proprio questo, ossia che nel calcio, come purtroppo anche nella vita quotidiana, i “cinguettii” possano sostituire un autentico e genuino chiarimento all’interno dello spogliatoio, oppure che si possa pretendere di replicare con 140 caratteri accompagnati da una foto l’effetto di una chiara presa di posizione o di un’assunzione di responsabilità di fronte a società e tifosi.
Come dimostrato da una vicenda che ha accesso gli animi nell’ambiente viola lo scorso anno, non estraneo a controversie del genere, cioè lo sfogo via social del portiere Sepe, acquisito in prestito dal Napoli e con buona ragione relegato in panchina, che non ha fatto altro che sollevare un polverone che non ha giovato né al ragazzo né tantomeno alla squadra ed alla società, anziché chiarire le rispettive posizioni.

Gianmarco Biagioni

Comments

comments