“Quanti soldi alla Fiorentina: ci aiutai mio papà. Smisi per una promessa”

"Non volevo fare il professionista e non mi importava dei soldi"

L’ex portiere viola Francesco Toldo ha parlato di Fiorentina a Vita.it a 360°. Ecco le sue parole: “Comincerei col dire che non ho mai perso la passione, ma quando il peso della responsabilità è diventato troppo alto perché offuscava la mia libertà di gioco mi sono ritirato, anche se forse era presto per la mia età. Nel 2010 vinta la Coppa dei Campioni decisi di smettere, come mi ero ripromesso di fare se avessimo vinto. Avevo un altro anno di contratto, ma avevo deciso. Il presidente dell’Inter mi chiese cosa avevo voglia di fare all’interno della società. Non volevo fare l’allenatore, ero stanco di ritiri e trasferte, chiesi di occuparmi della parte sociale.

La differenza tra chi si improvvisa e chi cresce gradualmente la vedi quando ci sono le difficoltà. Quando iniziai a giocare mi misi in porta un bel giorno che nevicava e da lì mi divertii a buttarmi per terra, poi iniziai a fare sacrifici, perché l’allenamento del portiere è veramente molto faticoso fatto di preparazione fisica e mentale soprattutto.

La cosa bella è che non ho mai voluto fare il giocatore professionista, mi divertivo, il guadagno non mi interessava. Un giovane bravo dal settore giovanile viene mandato a fare esperienza nelle serie minori, e lì comincia la gavetta. Quando ero nella primavera del Verona ho avuto nostalgia di casa, ho completato gli studi e mio papà diceva ‘vieni a lavorare in tabaccheria con me’. Io andavo ad aiutarlo al mattino, ma poi al pomeriggio andavo ad allenarmi. Guadagnavo già tanti soldi ma non mi interessava, non li volevo per me, li davo a mio papà perché era un aiuto alla famiglia. Vedevo che i miei faticavano a fare la spesa, si son comprati la Duna e vedevo mio papà andarla a pagare con le 10mila lire. Era la macchina di tutta la famiglia. Ero un ragazzo giovane senza problemi e senza paura, che si buttava in mezzo alla mischia. Quando sono passato al Ravenna gli stipendi son schizzati, ma lo stesso non mi interessava, non me ne rendevo conto. Mi son preso la macchina nuova per andare agli allenamenti e non portare via l’altra ai miei.

Arrivato alla Fiorentina i contratti aumentavano ancora, io dicevo sempre “va bene, ok” memore della situazione dei miei. Non ho mai saputo quanto veramente guadagnasse mio padre, un tempo era il piccolo segreto dei papà. Per me son bellissime storie queste, perché i soldi non mi hanno mai dato alla testa. Ho aiutato veramente tanta gente e non mi interessava riaverli indietro, spesso non è capitato, ma mi andava di aiutarli”.

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