Più soldi divisi in parti uguali e una partita a settimana in chiaro. Ecco la nuova legge per i diritti tv

Cambia la legge per i diritti tv, è una piccola grande rivoluzione. Una gara sarà in chiaro. Lo ha deciso il governo

Cambia la legge Melandri sui diritti tv: ci hanno lavorato il sottosegretario Luca Lotti, braccio destro di Renzi, e le due deputate Pd Lorenza Bonaccorsi e Daniela Sbrollini, che è anche responsabile sport e welfare del partito di maggioranza. Il governo dovrebbe fare un decreto per stabilire che la quota eguale per tutti passerà dal 40 al 50 per cento (gli altri criteri di ripartizione-bacino d’utenza, storia sportiva, ecc.-li stabilirebbe la Lega di serie A) mentre le due deputate hanno presentato alla Camera una proposta di legge (“Nuove disposizione in tema di commercializzazione dei diritti sportivi televisivi”) che presentiamo in esclusiva. Le due deputate sono poi pronte a discutere del progetto col mondo dello sport: ma non sono gradite pressioni…

In una situazione di crisi economica, come quella che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni, il ritorno alla vendita centralizzata ha prodotto un ottimo risultato: ha generato per le casse della Lega di Serie A un aumento di oltre il 70% delle risorse rispetto al 2010 (siamo arrivati a circa 1.300 milioni).

Il decreto Melandri ha quindi avuto il merito di “imporre” alla Lega Calcio (e, a cascata, alle società sportive) il pieno e puntuale rispetto dei princìpi di trasparenza, equità e non discriminazione nella vendita (centralizzata) dei diritti televisivi, a vantaggio della concorrenza tra gli operatori della comunicazione”.

Ma allora perché si cambia? E’ presto spiegato: “A tutto ciò non è corrisposta, invece, una crescita del mercato a valle, quello cioè delle comunicazioni, da sempre e tuttora ingessato da una dialettica scarsamente competitiva tra gli operatori nazionali e non aperto alle nuove realtà multinazionali e globalizzate. Tali criticità sono peraltro dimostrate dalla recente istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, conclusasi qualche giorno fa con l’accertamento di un’intesa restrittiva della concorrenza tra operatori della comunicazione e organizzatore della competizione (procedimento I790).

Mantenendo lo status quo degli ultimi trent’anni, la normativa di settore non ha purtroppo concesso spazi a nuove e più efficaci dinamiche concorrenziali. L’assimetria del mercato delle comunicazioni e le mirate strategie di marketing hanno delineato un “terreno di gioco” in cui, attualmente, specie in riferimento al mercato a pagamento, solo due players – Mediaset e SKY – si sono fino ad oggi contesi i contenuti migliori, i c.d. premium, tra i quali sono annoverate le partite di calcio di Serie A. La difficoltà di nuovi players a entrare nel mercato nazionale e concorrere con SKY e Mediaset non ha consentito, e non consente tuttora (come dimostra il procedimento I790 dell’AGCM), dinamicità al mercato. Abbiamo ora l’occasione di creare nuove opportunità di business per tutti quei soggetti che operano su piattaforme diverse da quella televisiva o provengono da un ambiente diverso e facilitarne l’ingresso…”.

Un altro aspetto importante, dopo gli anni del monopolio-Infront. “per dare ancora più trasparenza al sistema, si disciplina il ruolo dell’advisor, e cioè di quel soggetto che opera per conto dell’organizzatore della competizione come consulente strategico e operativo per la vendita dei diritti audiovisivi sportivi. Si impongono così due limiti: uno verticale, e cioè il divieto di svolgere lo stesso ruolo per due diversi organizzatori della competizione, uno orizzontale, e cioè il divieto di commercializzare, mentre si svolge il ruolo di advisor, i diritti di archivio e di sponsorizzazione con i club.
Un cenno finale merita quella che può risultare una vera e propria rivoluzione del mondo del calcio: un evento in diretta e in chiaro, come prevede il modello attuale del calcio spagnolo. Il valore del calcio non può essere pregiudicato dal solo fatto che una partita a giornata possa essere trasmessa in chiaro. E’ sufficiente vedere quel che accade alla Champions League, dove la vendita chiaro/pagamento ha generato, e genera, maggiori ricavi. I tempi sono oggi maturi per ripercorrere quella strada anche a livello nazionale: la partita viene trasmessa certamente anche a pagamento (non si può impedire l’acquisizione di tutti i diritti del campionato da parte di un unico operatore, come accade da anni sul satellite), ma la contemporanea diretta in chiaro avrebbe una funzione fortemente promozionale per l’immagine del calcio nazionale”. Inoltre, una parte dei diritti tv, dalla stagione 2018, sarà destinata “alla copertura integrale degli straordinari delle forze dell’ordine impegnate all’interno degli impianti sportivi dove vengono disputati gli eventi delle competizioni dallo stesso organizzate”.

Repubblica.it

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