Dopo aver macinato 4 mesi da primo e secondo in classifica, dopo aver giocato una ventina di partite tra campionato ed Europa League ai livelli di Daniel Passarella, quasi che la nostra area di rigore fosse diventata sua proprietà privata, mi domando cosa possa aver pensato Gonzalo Rodriguez, fascia di capitano portata con fierezza e garbo sudamericano, nel vedersi affiancato a destra da Tomovic e a sinistra da Roncaglia. Immagino che avrà pensato quello che pensiamo tutti tranne la Società, oramai da qualche anno e cioè che bisognava raddoppiare continuamente a destra e a sinistra, ma che al primo uno contro uno sarebbe suonato l’allarme. Così è stato e così è da sempre. Nulla di nuovo. Intendiamoci, non ho niente contro questi due ragazzi, anzi arrivo a dire che nella rosa possono far comodo e che se fosse per me potrebbero rimanere a vita. Il problema non è Roncaglia e non è Tomovic, non è una rosa che inevitabilmente può contenere anche calciatori normali, il problema è che una cosa del genere può succedere a una società novizia, non a chi fa calcio da quindici anni. È possibile non capire che non poteva durare a lungo? È possibile non capire che arrivare in testa a dicembre sarebbe stato da annoverare tra i miracoli calcistici? Evidentemente per la nostra proprietà e per tutti i dirigenti si sbagliavo gli altri, questi erano e sono due fenomeni, due fenomeni incompresi anche da noi, che irriconoscenti e malfidati non ci rendevamo conto di quanto fossimo fortunati ad averli tra i titolari. Il calcio è questo e a volte è crudele lo sappiamo e lo sa Gonzalo Rodriguez che a 31 anni ci è cascato come un bambino credendo che giocando da fenomeno per quasi 5 mesi avrebbe potuto vincere qualcosa, magari contando su un terzino che si potesse chiamare tale. Come dicevo il calcio è questo, ti trovi a contare i trofei di Chiellini e le delusioni di Gonzalo, ma di Cognigni ce n’è uno e come Benalouane è toccato a noi, a noi e al mitico centrale Argentino.

 

Alessandro Taddei

Radio Blu – Rtv38

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