Un tempo pazzo, un nubifragio, un terreno di gioco di categoria infima, il pallone che non rimbalza, a Marassi Genoa-Fiorentina termina con un rinvio a data da destinarsi.

Questo, tutto sommato, è il miglior riassunto che possiamo scrivere della partita di ieri, quello più ottimistico perché, se volessimo vedere il bicchiere mezzo vuoto, potremmo pure dire che la pioggia ha salvato i viola.

La Fiorentina, infatti, fino al momento del rinvio del signor Banti, aveva rischiato di subire più volte il gol (una traversa colpita dal Genoa e una spazzata di Astori a porta vuota), riuscendo a sporcare i guanti di Perin appena una volta, in modo velleitario, sulla solita palla inattiva.

Nessuna azione pericolosa, Kalinic troppo solo all’attacco, poco movimento utile e una difesa che, ancora oggi, traballa quando l’avversario avanza rapidamente.

Al di là del paragone Juric – Sousa, il primo urlante sotto l’acquazzone, il secondo in panchina silenzioso, che francamente non riteniamo poi così importante, ciò che più ci preoccupa è il paragone Fiorentina – Genoa. I rossoblu sono apparsi meglio organizzati, più concentrati e disposti in campo in modo più intelligente.

Ieri il Genoa stava mettendo in difficoltà una Fiorentina che fatica a trovare la sua strada. La difesa a tre ed il centrocampo così tanto affollato non convincono, forse è giunto il momento di collaudare il 4-2-3-1, con tre giocatori offensivi al servizio di Kalinic.

Insomma, serve una scossa. Un cambiamento di approccio e di soluzioni tattiche. Rendersi pericolosi quasi esclusivamente da palla inattiva non basta. La Fiorentina deve creare occasioni, Kalinic deve poter dialogare con i compagni all’attacco, non può continuare a sperare nei lanci lunghi dalle retrovie. La speranza è di riuscire a fare in tempo per domenica prossima, quando a Firenze arriverà la Roma di Spalletti.
Tommaso Fragassi

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