Immaginiamoli tutti seduti intorno a un tavolo, tutti compreso Diego Della Valle che avendo il 97 per cento delle quote viola ha decisamente voce in capitolo e non deve alzarla, mai, per essere ascoltato con grandissima attenzione. Del resto DDV è sempre entrato in gioco nei momenti complicati, dimostrando che la sua lontananza dalla Fiorentina è più virtuale che reale quando si tratta di decidere, nel caso smazzare e come è noto anche licenziare. Non sembra questo per ora il caso di Paulo Sousa, anche perché è evidente il leggendario concorso di colpa che ha coinvolto tutti i protagonisti durante il declino della stagione viola, dietro e davanti le scrivanie, poi ovviamente sul campo: bisogna dunque individuare le colpe – non solo quella di aver preso Benalouane, inutilizzabile perfino negli allenamenti in gruppo – e decidere con quali protagonisti continuare il cammino.

Sousa ha chiesto da tempo un confronto, per analizzare gli errori commessi in corso d’opera e soprattutto per condividere un nuovo assetto in grado di evitarli in futuro: una presa di posizione costruttiva, almeno nelle intenzioni, che però dovrà fare i conti con gli equilibri interni e le gerarchie di comando predisposte dalla società. E questo potrebbe essere un ostacolo insuperabile. Perché sono tanti i dirigenti, come i protagonisti del cosiddetto pool del mercato: tutto ha funzionato come avrebbe dovuto? Sousa è riuscito davvero a condividere le proprie idee al momento delle scelte operative per rinforzare la squadra? Esiste ancora un rapporto di stima e collaborazione con i suoi interlocutori?
Guai se questi aspetti non fossero chiariti, anche alla luce dell’ammissione fatta sabato scorso dall’allenatore: «Io da sempre voglio vincere, ho cercato di lavorare con questo obiettivo anche in società, a costo di provocare fratture… C’è stato un momento in cui però mi sono sentito svuotato e anche io ho abbassato la tensione». Un’ammissione indicativa. E un grandissimo rimbalzo, pare di capire.
E anche una perdita di entusiasmo fatale per la squadra, evidentemente ancora non attrezzata per camminare con le proprie gambe senza ricevere le giuste istruzioni da Sousa.
L’incertezza sul futuro è autentica anche all’interno della società, almeno a giudicare dalle parole informali dei protagonisti. C’è chi parla di «piano A» e «piano B» relativamente al piazzamento della Fiorentina e al risultato della finale di coppa Italia fra Juve e Milan. C’è anche un «piano C»? La preparazione anticipata per gli eventuali preliminari di Europa League (evitabili con il quinto posto se vincesse la Juve) sembra in realtà l’ultimo dei problemi viola, non essendo ancora chiaro in quale modo e con quali protagonisti la Fiorentina ripartirà la prossima stagione.
Angelo Giorgetti – La Nazione

Comments

comments