La Fiorentina abbandona finalmente le buone maniere. Adesso serve replicare a ciò che è successo un anno fa…

La società viola non ha più intenzione di stare a guardare senza dire una parola. Lo scorso anno...

Firenze, stadio Artemio Franchi, 18.09.2016, Fiorentina-Roma, Foto Fiorenzo Sernacchioli. Copyright Labaroviola.com

La Fiorentina, ha deciso di fare sul serio. Sul campo, e fuori. Con una premessa: per mostrare i muscoli bisogna esser certi di poterselo permettere. Ecco perché la gara di stasera a Udine diventa fondamentale. Qual è la vera Fiorentina? Quella mogia e abbacchiata delle primissime partite della stagione o quella decisamente più convincente vista prima in Grecia e poi contro la Roma? Il match della Dacia Arena darà una prima risposta. Di certo domenica scorsa è successo qualcosa. Prima di tutto la squadra è tornata a battere una grande. Non accadeva dallo scorso febbraio (2-1 all’Inter) ed è stato il primo, vero segnale al campionato. Della serie: ci siamo anche noi. Un po’ come accaduto lo scorso anno.

Qualche difficoltà all’inizio poi, esattamente in questo periodo, il decollo. Era il 27 settembre 2015, infatti, quando Kalinic e compagni schiantarono l’Inter a San Siro. Da quel momento, tutti si accorsero dei viola. Ecco. Il successo dell’altra sera può rappresentare qualcosa di simile. L’inizio di una rincorsa che, in caso di altri risultati positivi nelle prossime gare, può condurre ai piani altissimi della classifica. Oggi, e poi domenica col Milan, si capirà se davvero la Fiorentina ha cambiato marcia. Di sicuro lo ha fatto la società. Una svolta decisa. Un taglio netto rispetto alla politica portata avanti negli ultimi anni. Mai una parola fuori posto, mai una presa di posizione forte a tutela dei propri interessi. Sempre e comunque nel segno del fair play. Anche quando tutti si sarebbero aspettati risposte diverse.

Adesso, non è così. Basta ripensare a quanto successo nelle ultime ore. «Mi hanno dato molto fastidio i commenti che ho sentito dopo il nostro successo sulla Roma — aveva detto Corvino lunedì sera — tutti hanno posto l’accento sul possibile rigore per i giallorossi quando invece Dzeko era da ammonire per simulazione. Ed era già successo nella partita precedente, evidentemente ha la tendenza a lasciarsi cadere». Un modo per difendere, attaccando, quanto ottenuto sul campo. Ieri, inevitabile, da Roma è arrivata la replica. «Le dichiarazioni di Corvino sono un pietosissimo caso di incontinenza verbale», ha tuonato il diesse romanista Sabatini. Caso chiuso? Macché. Ancora Corvino: «Viste la mia età e quella di Walter ci sarebbe da preoccuparsi se avessimo altre forme di incontinenza che richiamino al pietismo ma che ancora non si intravedono, almeno per me… Pietismo è invece perdere e dare la colpa a episodi discutibili». E tanti saluti alle «buone maniere ».

Ma evidentemente la Fiorentina non ha più intenzione di stare a guardare. E di incassare colpi senza reagire. Lo dimostra anche il duro comunicato col quale la stessa società liquidò le voci sulle presunte dimissioni di Sousa. Roba mai vista, in passato. Grinta, «cattiveria», durezza. Concetti spesso sconosciuti da queste parti, e che anche il gruppo pare aver assorbito. «Abbiamo dimostrato che siamo una squadra forte — ha detto Gonzalo Rodriguez — forse la gente non lo sa ma contro la Roma abbiamo rischiato per vincere e ci siamo riusciti. Siamo un grande gruppo». Chiaro, no? L’importante è che alle parole seguano i fatti. E che a Udine, quindi, arrivi una conferma. Altrimenti i toni alti rischiano di diventare un boomerang.
Matteo Magrini, La Repubblica Firenze

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