La cronaca dagli spalti della sospensione. I giocatori viola non volevano giocare, il Crotone si. Il motivo, chiarissimo…

Quaranta minuti di sospensione, tra chi si bagnava, chi cantava, mentre le squadre..

Gente che si informava sui risultati degli altri campi ma, più che altro, gli spalti che si svuotavano. Allo stadio Franchi, se piove, ci si bagna, tribuna esclusa. Tranne pochi fortunati insomma, sugli spalti son rimasti soltanto alcuni coraggiosi. In curva Fiesole cantavano felici come se nulla fosse sotto gli spalti in attesa di novità. Soltanto l’arbitro Gavillucci riusciva, con i suoi blitz per testare il campo, a richiamarli. Dentro, fuori. Dentro, fuori. Il balletto è andato avanti per quarantacinque minuti. Questo il racconto della Repubblica sulla sospensione di gara di ieri.

Un tempo infinito durante il quale si mischiavano sentimenti diversi. La frustrazione di chi si stava bagnando per nulla, la preoccupazione per le notizie sul terremoto che arrivavano frammentarie, le volontà opposte delle due squadre. Il Crotone spingeva per giocare, la Fiorentina per la sospensione definitiva. Questione di qualità, chiaro. Sarebbe stato strano il contrario.

Perché con un campo così anche la peggior squadra della Serie A può trasformarsi. Palla lunga, pedalare, e via con la lotta libera. Il calcio, è un’altra cosa. Alla fine, però, hanno avuto ragione loro. E si è ripreso a giocare. Il risultato alla fine lo sappiamo bene tutti, il Crotone ha tirato l’acqua (si può proprio dire così) al suo mulino.

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