Intensità, dominio e vittoria. Così Sousa vuole battere il Paok, in conferenza….

Paulo indica la via per vincere, con regole chiare sul turnover...

Dal pantano di Genova all’insalata greca di un’Europa League ancora da scoprire, sebbene nel gironcino sia questa la partita teoricamente più complicata. Con tutto il rispetto per lo Slovan e soprattutto per il Qarabag, sulla cui pronuncia ancora non c’è uniformità di giudizio, dovrà essere la Fiorentina stasera a chiarirsi con se stessa: lei è favorita per il primo posto nel girone e dovrà evitare gli inciampi dello scorso anno, quando i ko contro Basilea e Lech compromisero il cammino attraverso l’incrocio-trappola con il Tottenham nella fase a scontri diretti.

Perciò: errori e turnover da non riproporre, almeno non in misura così massiccia, anche se stasera l’attacco potrebbe cambiare molto, con Zarate alle spalle di Babacar. Sousa ha la faccia concentrata, è consapevole che per molti motivi sarà meglio non sbagliare approccio e risultato: «Dobbiamo essere concentrati, imporre il nostro gioco con una buona intensità per ottenere il dominio della partita, senza concedere contropiede e cercando di creare opportunità per vincere la partita». Concetti decisi: intensità, dominio, vittoria. Sarà in grado di ottenerli la Fiorentina vista a Genova nei 27 minuti contro il Genoa? Sousa è abbastanza impenetrabile o forse, aspettandosi la domanda, si è preparato la risposta e un’espressione neutra: «Sono fiducioso sul fatto che la squadra stia crescendo e crescerà, con tempi diversi rispetto all’anno scorso ma arriverà a creare molto di più per vinere le partite». I tiri in porta, un bel problema.

A Genova la Fiorentina è rimasta in campo per meno di 28 minuti, di cui gli ultimi 12 passati a nuotare in piscina e i calcoli sull’energia dovranno essere fatti proiettandosi semmai verso la prossima partita contro la Roma, domenica sera al «Franchi». Ci sarà in ogni caso poco da calcolare, avendo di fronte la Fiorentina altre 11 partite nei prossimi 44 giorni, un’intensità di gioco che metterà alla prova la tenuta di tutti, vecchi e nuovi.

Sousa ha in meno Alonso, ma ha a disposizione più alternative in due reparti (difesa/centrocampo) che la scorsa stagione sono declinati nel rendimento per superuso fisico e mentale, insieme all’allenatore immalinconito dalla delusione dopo il mercato di gennaio clamorosamente inferiore alle attese; dal modo in cui si è fidato dei nuovi arrivati (Sanchez, Milic, Maxi Olivera) si capisce che la loro affidabilità viene considerata se non altro accettabile. In attesa di spazio anche Salcedo, De Maio e Cristoforo, più Toledo e Diks, mentre fra i ‘vecchi’ il caso che più di ogni altro incuriosisce, calcisticamente parlando, è quello di Bernardeschi: due esclusioni di fila, due ruoli alternati nel corso delle apparizioni precedenti, perfino nella stessa partita. «Tutti dovranno abituarsi alle rotazioni», taglia corto Sousa. Anzi, cortissimo.

 

La Nazione

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