Oggi Paulo Sousa parlerà alla squadra. Il tecnico vuole capire l’umore dello spogliatoio. Non salteranno teste ma sarà un confronto vivace. Tre punti nelle ultime cinque partite sono un bilancio da area retrocessione, non da zona Champions. Il calendario dello stato di crisi viola prevede anche un colloquio tra i collaboratori di Della Valle e il tecnico portoghese. I proprietari della Fiorentina sono molto amareggiati per questo finale di campionato. Trovano inaccettabile che un gruppo di lavoro abbia staccato la spina all’improvviso. E aspettano spiegazioni. Ma come si spiega questo crollo? Il processo parte da quattro capi d’accusa.

1) IL MERCATO SBAGLIATO. La Fiorentina aveva bisogno a gennaio di un difensore di statura internazionale e di un centrocampista in grado di sostituire il deludente Suarez. Sono arrivati Benalouane che ancora non ha disputato un solo allenamento in gruppo (la società è pronta a una battaglia legale contro il Leicester colpevole di aver ceduto un giocatore rotto) e la coppia Tino Costa e Konè, inadeguata per una squadra dai progetti ambiziosi. Si doveva fare meglio. La campagna acquisti sbagliata che ha mandato in tilt Sousa e demoralizzato i giocatori più importanti.

2) GLI ERRORI DI SOUSA. Il tecnico portoghese ha sbagliato a polemizzare pubblicamente con la società. L’unico risultato che ha ottenuto è stato quello di creare una spaccatura totale tra una parte della tifoseria e la proprietà. Anche ieri è stato esposto uno striscione polemico al Franchi firmato dal Settebello, uno dei club storici della curva: «Con gli acquisti di gennaio vince solo il calzolaio». Ma Sousa ha commesso anche un grave errore nella gestione della squadra. Dopo la pesante sconfitta all’Olimpico con la Roma buona parte dei giocatori viola hanno considerato chiuso il campionato. Ritenendo che fosse impossibile contendere la zona Champions ai giallorossi. Uno stato d’animo che il portoghese doveva combattere subito. Invece il tecnico ha confermato i tre giorni di vacanza. Inviando un messaggio sbagliato. E con questo clima di assurdo buonismo la Fiorentina si è avvicinata alle gare successive. Che hanno portato a pareggi casalinghi con Verona (ultimo in classifica), Sampdoria (quart’ultima) e il pari di Frosinone (terzultimo). Forse qualche giorno di ritiro anticipato avrebbe riportato un po’ di tensione in spogliatoio. In più Sousa ha insistito in un modulo (4-2-3-1) che non funziona più oggi che la Fiorentina ha tutti i suoi attaccanti in crisi. Andava inventato qualcosa per riaccendere motivazioni nel gruppo.

3) SQUADRA SENZA LEADER. Lo spogliatoio viola viene raccontato come un gruppo di bravi ragazzi. Ma non c’è ombra di leader. In più molti hanno la valigia pronta. Kuba non sarà confermato, Roncaglia verrà lasciato libero, Babacar vuole andarsene, Konè e Tino Costa non saranno riscattati, Vecino è corteggiato dal Napoli e Alonso dal Barcellona. Inoltre Ilicic è amareggiato e pensa di cambiare aria e lo stesso Zarate è già in cerca di altre opzioni. Anche Bernardeschi sembra più preoccupato di mostrare colpi geniali ai potenziali compratori che di faticare per la squadra.

4) CHIAREZZA SUL FUTURO. I Della Valle avevano rimandato a fine maggio l’analisi sulla stagione. Forse è necessario anticipare i tempi. Il patron Andrea ha detto di voler aprire un nuovo ciclo con Sousa. Ma il portoghese ha sempre risposto in maniera evasiva all’invito. Paulo vuole restare? Le voci su Zenit e Milan non sono nate a caso. E serve chiarezza sul futuro del dg Rogg e del ds Pradè. Il mercato è già iniziato. E la Fiorentina deve avere in campo figure operative.

Luca Calamai – La Gazzetta dello Sport

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