Dai colloqui con Sousa agli incontri con Corvino. Ecco come cambia Babacar. E quel rigore…

La Fiorentina si gode la rinascita del suo bomber fatto in casa. In estate c'erano tre offerte per lui

Cambio di prospettiva a Moena, quando Babacar era teoricamente in vendita dopo un anno-flop e invece tornò meritevole di attenzioni come un nuovo acquisto. Mondo improvvisamente più colorato per lui. Perciò colloqui personali con Sousa, chiacchierate con Corvino – il suo scopritore preadolescenziale – e poi confronti sull’atteggiamento in campo da migliorare, spiegazioni condivise su tutto, anche sulle esclusioni, anzi principalmente su quelle visto che Baba l’anno scorso era rimasto fuori parecchio ottenendo spiegazioni quasi zero. E invece, da Moena in poi, comprese le amichevoli contro le squadrine: «Vedi Baba, oggi non giochi perché….».

Tutto dunque più trasparente dopo la stagione declinata nel grigiore proprio dopo il rinnovo del contratto fino al 2019, un milione e mezzo netto all’anno, stipendione e nuove responsabilità. Invece spuntarono difficoltà impreviste. E spuntò anche Kalinic.
Baba in partenza dunque. La Fiorentina aveva chiesto 12 milioni e da lì non si schiodava. Svenderlo? Mai. In prestito? Solo all’estero e pagandolo parecchio. Che farsene allora? Sousa e Corvino decisero insieme: proviamo a ripartire da zero, rimotivando il giocatore e coinvolgendolo di più. Ogni carattere è diverso, quello di Baba aveva probabilmente reagito nel modo sbagliato alle motivazioni di Sousa, il martellatore implacabile. Con Montella il rapporto era diverso anche quando Baba partiva dalla panchina: feeling fra attaccanti? Reponsabilità difficili da spartire, resta il fatto che da un certo momento in poi Sousa ha puntato solo su Kalinic e Babacar è rimasto fuori ottenendo, e forse pretendendo, poche spiegazioni.

Resta agli atti il cambiamento netto di Moena, come se la Fiorentina – dopo aver messo il giocatore in vetrina con il cartello «vendesi a 12 milioni» – avesse deciso di rimodulare il rapporto con Baba.
Si può dire ora che il progetto sia riuscito, anche se dall’entourage del giocatore – e da Baba stesso – filtra solo una posizione informale, il riassunto di uno stato d’animo più di un concetto: siamo solo all’inizio, niente è stato fatto, ora deve parlare solo il campo, sarà la continuità delle prestazioni a fare la differenza. «Prestazioni», non partite da titolare, perché la novità probabilmente sta tutta qui. Baba sa bene di avere davanti un giocatore fortissimo come Kalinic, ma il nuovo rapporto con Sousa è la base per sentirsi più coinvolto comunque, anche in panchina. «Vedi, oggi non giochi perché…».
In estate si erano fatte avanti tre squadre, Middlesbrough, Crystal Palace e Sassuolo. Offerte decisamente più basse rispetto alla richiesta della Fiorentina. «Neanche un euro di sconto, se Baba resta sarà un valore aggiunto». Sembrava all’epoca un bluff per innescare un rilancio, da metà luglio in poi la Fiorentina ha in realtà cominciato a lavorare per aggiornare il rendimento del proprio capitale. Baba a Udine ha segnato un gol e si è procurato un rigore, che avrebbe fra l’altro voluto calciare; raccontano gli amici che quando ha visto Bernardeschi con il pallone in mano e l’espressione ’voglio tirare io’ sia stato naturale fare un passo indietro. Il gruppo, prima di tutto. E il gesto migliore di Baba, racconta un altro amico, non è stato il gol di tacco, ma il recupero difensivo che ha fatto nell’ultimo minuto di recupero.

 
Gianni Ceccarelli – La Nazione

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