Arriva maggio 2016, la fine del campionato e parte il toto direttore sportivo, quasi fosse la panacea di tutti i mali. Tanti anni di serie A dopo calciopoli, Corvino, Pradè e Macia, tre direttori sportivi diversi per undici anni di risultati identici tranne il periodo Sinisa, sempre tra il quarto e il quinto posto in campionato, stesso cammino più o meno in Europa e Coppa Italia, entrambi con nessun trofeo da esporre in bacheca. Non solo, anche dal punto di vista della crescita della rosa  “in Fiorentina” con questa espressione facciamo felice anche Rogg, la storia dei tre direttori sportivi è pressoché identica. Tre volte a un passo dal consolidarsi come squadra forte per il Corvo in sette anni, due volte per Pradè e Macia in quattro, purtroppo stesso destino, nessun budget dalla proprietà, vendere i migliori per autofinanziarsi, fine del sogno e costretti a ripartire da zero. Alla luce di tutto ciò, che non è una sensazione o una strumentalizzazione ma un semplice e verificabile dato di fatto, mi sfugge il motivo per cui ci sia tutta questa necessità di cambiare. Certo il Corvo ha dimostrato di essere più bravo con le plusvalenze milionarie, ma questo arricchirebbe la proprietà senza dare troppa soddisfazione a noi tifosi, toccasse a lui non gli  chiederemmo certo questo, come non lo chiederemmo a Pradè, bravo a portare gli anzianotti a parametro zero, ma che è stato costretto come Corvino ai suoi tempi, a vendere nell’ ordine Nastasic, Cuadrado e Savic. È finito il tempo del “quarto posto è il nostro scudetto” chi vuol far pace deve portare un trofeo, punto e basta ma qui serve la proprietà non il direttore sportivo!!!..alla prossima. ..

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