Nikola Kalinic. È lui il centravanti della Fiorentina da un anno a questa parte, molto amato dai tifosi per la sua generosità in campo, e molto stimato anche dagli addetti ai lavori che lo considerano uno degli attaccanti migliori del campionato. Le offerte milionarie dall’Inghilterra e dall’Italia per lui quest’estate ne sono state la conferma.

Il difetto del centravanti croato è che talvolta è troppo generoso.

Andiamo qualche kilometro più su di Firenze e andiamo a Milano, patria di attaccanti come Icardi e Bacca. I due bomber milanesi sono molto più scarsi di Kalinic come palleggio e come aiuto alla squadra, aiutano quasi mai la manovra, in compenso in aria di rigore sono letali.

Ecco, il problema di Kalinic paradossalmente è proprio questo. Aiuta troppo la squadra nella sua manovra, in questo modo in area spesso non è al posto giusto oppure non ha la freschezza giusta. Nel girone di andata dello scorso anno abbiamo ammirato un attaccante straordinario sotto tutti i punti di vista. Adesso un po meno.

Ma Nikola è sempre uno di quelli che dal campo esce sempre con la maglia sudata. Contro l’Atalanta abbiamo visto spesso il numero 9 della Fiorentina andare fino a centrocampo per farsi dare la palla, per smistarla, per creare gioco e movimento. Una cosa mai vista.

È andato vicino al gol per due volte, la prima volta costruendosi praticamente da solo la palla gol, un’altra sfiorando il palo dopo un preciso assist di testa di Bernardeschi.

È anche vero che il movimento così strano di Kalinic di andare fino a centrocampo per prendere la palla e smistarla è data dal fatto che Sousa contro l’Atalanta ha schierato un centrocampo che può andare bene contro le grandi squadre, quando la Fiorentina deve subire e lottare e non contro una squadra in cui avrebbe dovuto imporre e dominare il proprio gioco. Mettere insieme Badelj e Sanchez vuol dire non far partire mai il gioco dal centrocampo, due mediani puri bravi solo nell’interdizione e in semplici appoggi. Con Vecino la musica negli ultimi minuti della partita era già cambiata.

Attenzione la colpa non è di Badelj o Sanchez, andare a prendersi la palla, proporsi e impostare non è il loro gioco e non è nelle loro caratteristiche. È stato Paulo Sousa a commettere questo grave errore di formazione.

Detto questo, il “problema di Kalinic” è proprio questo. Se imparasse ad essere più pronto e incisivo in area si tratterebbe di un grandissimo attaccante. Innanzitutto una mano gliela dovrebbe dare Sousa schierando una squadra più propositiva e che gli dia occasioni vere, dando all’attaccante palloni veri, poi il resto lo deve fare proprio lui, facendosi trovare pronto in area ed essere cinico, il bomber croato che Firenze aspetta e che il mondo del calcio ha imparato ad apprezzare.
Flavio Ognissanti

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