Il cambiamento dell’atteggiamento di Sousa ha due motivazioni

Sousa e una scelta, quella di occuparsi solo del campo. Nessun polemica, due motivazioni vere

COM’È diverso Sousa rispetto a un anno fa. E come invece sembra uguale la Fiorentina nel suo viaggio verso la zona no-fly delle super suggestioni, mentre Corvino deve solcare il mercato cercando di mantenere la rotta e lavorando sulle acrobazie concesse dall’uso del timone: comunque la si veda trattasi di esercizio di grande impegno, se non di coraggio, in una stagione che dopo tre quarti posti e un quinto rappresenta un bivio fra stabilità e declino. «Io e Sousa siamo due poveri contadini, dovremo lavorare con grande energia e passione», chiarì Corvino il giorno della sua presentazione. E a scanso di equivoci ribadì di amare l’arte povera. Questa è la premessa.

IL PASSO indietro pubblico di Sousa verso la condizione di ‘impiegato di campo’ sembra principalmente riferirsi alla delusione dopo il mercato di gennaio, una ferita ancora non sanata per quanto riguarda l’allenatore, ma non è solo questa la spiegazione. Non può essere solo questa.
All’interno della Fiorentina le parole di Sousa non sono state accolte con sorpresa, né con fastidio, sono state semplicemente considerate il risultato di un nuovo status mentale: concentrazione solo sul campo, testimoniata anche dalle ore di studio e preparazione insieme allo staff aumentate sensibilmente rispetto allo scorso anno. Eppure devono essere stati davvero tosti i confronti durante lo stallo di gennaio e dopo l’arrivo di Benalouane e Kone, l’ultimo giorno, davvero agli sgoccioli, nonostante la società avesse più volte annunciato che non si sarebbe «fatta trovare impreparata»…
Fin qui l’evidenza, si era incrinato molto nell’entusiasmo dell’allenatore e nel suo modo di vivere l’avventura totale a Firenze…
Stabilito questo, il suo impegno limitato alle questioni di campo ha anche due altre motivazioni:

1) Sousa certamente sa di aver svolto un lavoro parziale dal punto di vista dell’innovazione e del cambiamento quando la squadra è diventata troppo leggibile, dopo quattro mesi di gran calcio; lui era ‘svuotato’ per la delusione post mercato-flop, ma avrebbe dovuto e potuto aggiungere molto di più per correggere un’impostazione disinnescata perché le frequenze della Fiorentina erano troppo basse, non per motivi fisici, ma esclusivamente mentali e/o di applicazione. Come allenatore ha dunque svolto un lavoro che si è lasciato condizionare troppo dalla delusione, pur comprensibile: ma ad alti livelli questo non dovrebbe succedere, è una macchia che deve essere cancellata, perché un buon tecnico deve saper reagire proprio nei momenti più difficili estraendo novità e motivazioni anche sotto stress. Complicato, ma i migliori ci riescono. Sousa è ambizioso e punta giustamente in alto, logico che voglia eliminare quest’ombra dal suo curriculum.

2) La seconda motivazione è squisitamente pratica. Sousa intende cambiare l’impostazione della squadra (difesa a 4, esterni alti, un’organizzazione che ruota intorno a questi due concetti con varianti molteplici) e come ogni allenatore vorrebbe avere tutti gli interpreti a disposizione, soprattutto quelli che rappresentano l’asse portante della squadra. L’assenza dei nazionali e l’incertezza sulla tempistica del mercato aggiungono tensione nell’ambito della nicchia di lavoro (il campo) che Sousa ha deciso di riservarsi per distacco simbolico nei confronti di chi non ha saputo cogliere l’occasione e necessità di consolidare la propria immagine completa di allenatore. Difficile vederlo sorridere (ieri c’è stato un gesticolante confronto al centro sportivo con Corvino, ripreso dai fotografi). Troppi impegni, troppe incognite, tanta concentrazione. Sarà un’annata per uomini forti.

 

 

Angelo Giorgetti – La Nazione

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