Berna che combini? Quando dal grande mentore per i giovani si rischia di “predicar bene e razzolar male”

Il giovane di Cararra spiccava per umiltà e applicazione, ora sembra cominciare a perdersi. Urge subito una "strigliata"...

Federico Bernardeschi, talento limpido e cristallino classe ’94 cresciuto nel vivaio viola con il numero 10 sulle spalle. Si sono sprecati i vari paragoni di speranza che associavano “Berna” al nuovo Antognoni magari per il senso di appartenenza. Lo lancia Montella, cresce con Sousa dimostrando grande umiltà accettando un ruolo non suo, rischia di perdersi tra tatuaggi, capelli biondi e prestazioni incolore.

Ieri Sousa nel post-partita ha letteralmente tuonato: “Il ragazzo è confuso”. Sirene da altre squadre? Chissà… In sostanza la speranza del mister lusitano è quella di rivedere il Bernardeschi lavoratore, il Bernardeschi esempio per i giovani, come quando, alla festa natalizia della Fiorentina parlò così ai giovani viola: “Non smettete mai di divertirvi e di giocare con quella serenità che avete fin da bambini”. E da bambini non si pensa ai tatuaggi e a sentirsi arrivati. Berna non lo aveva mai fatto, specie quando il programma di MTV “Calciatori giovani speranze” si insediò in casa viola ma lui, umile, disse che non voleva farsi riprendere aveva altro a cui pensare e così fù.

Adesso però, dopo l’europeo, Federico viene bocciato da Sousa che ci ha sempre puntato, quando entra ha poco mordente e viene chiaccherato per la fidanzata piuttosto che per le giocate in campo. Ci vuole senz’altro una strigliata del mister, se con Babacar i risultati sono stati incoraggianti per Berna potrebbe rivelarsi la chiave: tornare a macinare chilometri e a sputare sangue per la maglia viola, quella per cui ha sempre lottato con determinazione.

 

Gabriele Caldieron

Comments

comments